Attacchi da talk alla legge di stabilità

  • Maurizio Guandalini

Varata la legge di stabilità (la finanziaria dello Stato, le entrate e le uscite) sono iniziate le solite polemiche da talk che si smorzeranno piano piano. Mance elettorali? La legge di stabilità va fatta tutti gli anni, se poi si vota sempre qual è il problema? Non ci sono le coperture? Anche su questo i pettegolezzi abbondano ad ogni presentazione, soprattutto se non ci sono tasse da appioppare agli italiani; strabismi che sfioriscono dopo che i provvedimenti partono senza intoppi (vedi dagli ottanta euro in giù). Ricordiamoci che non si tratta solo di un mastrino, dello Stato, da 27 miliardi di euro. Siamo, con le cifre totali, che non si vedono, al doppio o al triplo. Basta avere destrezza con i numeri, e con la storia,  dal 2015 avremmo dovuto pagare, per 20 anni, grazie alle firme, dal 2011 in poi, poste sulle lettere di Bruxelles, da Berlusconi, Monti e Letta, le cosiddette clausole di salvaguardia, contenute in quel fiscal compact che prevedeva la riduzione del debito attraverso nuove imposte e tasse. In più era previsto anche l’aumento progressivo dell'aliquota Iva, ora bloccata. Sento qualche solone puntare il ditino contro la spending review che non c’è. Intanto spending review, letterale letterale, sta per revisione della spesa, non tagli tanto per tagliare.  Cioè si impara a spendere meglio: si taglia dove c’è lo spreco e si sposta quello che si è risparmiato in un altro capitolo di spesa dove c’è bisogno. Non è un compito facile risanare su un paziente senza anestesia. L’unico commissario alla spending che si rese conto di questo fu Cottarelli. Gli altri commissari,  soprattutto quelli che arrivavano  dall’Università, credevano fosse un giochetto, prendere o lasciare, prendi di qua, sposta di là, tagli su e giù.

Cosa avrei fatto nella legge di stabilità? La riforma fiscale, per tutti, certo, iniziando, però, dalle partite Iva. Troppe scadenze, troppi intoppi con il fisco, troppe assurdità, dall’acconto di novembre, ad esempio, su un reddito presunto che ancora non c'è. Semplificare e agevolazioni non solo per le giovani Partite Iva. È verificato che il sistema non va se l’Iva è una delle tasse più evase (insieme alla tassa sulla casa e al canone Rai). La cancellazione di Equitalia è un primo passo. Eliminare il braccio aguzzino del fisco è cosa buona e giusta, soprattutto dopo che abbiamo visto, all’opera, la sua incapacità di recuperare quelle pendenze pesanti con l’Agenzia delle Entrate. Immobilismo allo stato puro mentre, per una multa non pagata, ti scovano, anche se sei morto tre volte e, non sazi, ci caricano sanzioni su sanzioni, fino all’ossessione.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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