In Siria in corso sette guerre in una

  • Maurizio Zuccari

A memoria d’uomo non s’era mai visto un diplomatico dell’Onu offrirsi come ostaggio umano per salvare la vita a centinaia di terroristi. È quanto ha promesso Staffan De Mistura ai circa 800 qaedisti intrappolati ad Aleppo – un decimo dei resistenti – che russi e siriani vogliono stanare nella battaglia finale per la riconquista della città. «Se decidete di andarvene – ha detto l’inviato speciale per la Siria ai miliziani di Fatah al-Sham, in pratica Al Qaeda sotto mentite spoglie – in dignità e con le vostre armi… sono personalmente pronto ad accompagnarvi. Non posso garantire di più della mia persona e del mio corpo». De Mistura, e con lui l’Occidente laico e cieco, non sa più a che santo votarsi per impedire ai russi di spianare quel che resta della città contesa, modello Grozny. Il suo intento va dunque ascritto a un lodevole impulso umanitario, volto a salvare una popolazione civile ridotta allo stremo, nella seconda città del paese sotto assedio. A meno che non si voglia leggere nella sua proposta il tentativo di salvare il salvabile dei migliori alleati della coalizione a guida Usa, nemici giurati fino a ieri, dallo spappolamento nella sacca di Aleppo. Mercenari e islamici a mezzo servizio sono come il maiale: non si butta via niente e tornano sempre utili. Come dimostra il caso dei 700 lasciati liberi di uscire dalla riconquistata Daraya e reimpiegati nel Golan, nelle formazioni di Fatah a guida israeliana.  

Il punto è che sulla pelle di vecchi, donne e bambini rimasti ad Aleppo – come nel resto della Siria – si giocano non una, ma sette guerre. La prima è quella civile, avviata sull’onda delle primavere arabe nel 2011, contro Bashar Al-Assad e il suo partito di regime Baath, al potere dal ‘63. Su questo scontro politico s’innestano i conflitti confessionali tra nazionalisti laici e radicali islamici, ed etnici tra sunniti, sciiti e curdi. Questi ultimi, poi, hanno dato vita a una lotta per l’indipendenza come i loro conterranei iracheni, resistendo nel contempo alla formazione dello stato islamico nell’area. Un Kurdistan che, dal nord di Aleppo a Mosul, nessuno tollera, turchi e iraniani compresi, altri contendenti in campo. Russi contro Usa e paesi Nato, nominalmente uniti contro l’Isis, sono i grandi attori del sesto tra i conflitto in atto. Poi ce n’è un settimo, non meno esiziale. La guerra mediatica dell’Osservatorio siriano sui diritti umani di Abdul Rahman e dei Caschi bianchi di James Le Mesurier, entrambi a libro paga dei servizi occidentali. Sette guerre in una, e non c’è tregua che tenga o pace possibile.
MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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