Pil, gli sbagli del governo

  • Massimo Blasoni

Preoccupa davvero che il ministro dell’Economia Padoan, nel replicare alle accuse di eccessivo ottimismo mossegli da Bankitalia (e non solo), abbia definito «ambizioso ma realizzabile» l'obiettivo di una crescita dell’1% del nostro Pil. Col risultato surreale di spacciare come un successo un eventuale “+ zero virgola qualcosa” quando tutti i nostri partner europei sono ormai da molto tempo ritornati ai livelli pre-crisi (con l'eccezione della Spagna, che pur senza un governo cresce comunque a una velocità tripla della nostra).

A suscitare più di un interrogativo è poi la sostanziale inaffidabilità di questo tipo di previsioni: un dato che accomuna il governo Renzi a quelli che lo hanno preceduto.

ImpresaLavoro ha preso in esame le previsioni di crescita del Pil (riferite all’anno successivo) contenute nei principali documenti di programmazione economica che si sono succeduti dal 2002 al 2016. Quindi le ha confrontate con i numeri effettivi della variazione del Prodotto interno lordo certificati dall’Ocse e con le previsioni per l’anno in corso contenute nella nota di aggiornamento del Def.

Risultato? Quattordici errori su quindici, con 12 previsioni sbagliate per eccesso e soltanto due per difetto (2006 e 2010). Eccezion fatta per il 2007, anno in cui è stata centrata la previsione, la cruda realtà dei fatti si è insomma incaricata di smentire gli annunci di Palazzo Chigi e dintorni, non fondati ma utilissimi a rassicurare una preoccupata opinione pubblica.

Sì, avete capito bene: negli ultimi 6 anni il governo ha sempre sbagliato le previsioni di crescita contenute nel Def, sovrastimandole per cifre che vanno dallo 0,4% di quest’anno al 4,1% del 2012. Stupisce in particolar modo il fatto che, anche durante i periodi di crisi, nessun documento di programmazione economica abbia mai previsto una crescita negativa (verificatasi invece in 5 anni su 15).

Su queste ipotesi di sviluppo della nostra economia si basano le simulazioni di sostenibilità sia del nostro debito pubblico sia del sistema previdenziale nel medio-lungo periodo. Se i governi non riescono a fare previsioni accurate per l’anno successivo, come possiamo pensare che ci riescano con orizzonti temporali più ampi?

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente Centro Studi ImpresaLavoro

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