L’empatia è la chiave della crescita

  • Maurizio Baruffaldi

Le persone che sanno ascoltare sono rare. Li senti, la loro attenzione è fisica, alimenta il tuo racconto e ne fa parte. Si può anche fingere l'ascolto, ma l'occhio dimostra chi è concentrato altrove. Dall'ascolto passa la comprensione dei sentimenti dell'altro, quella cosa enorme e silenziosa che chiamiamo empatia.

Tanto preziosa che in Danimarca da qualche anno la insegnano a scuola: un'ora di Empatia alla settimana, lo stesso tempo che noi dedichiamo alla religione. Non ci sono compiti, né libri di testo da adottare.

Che si fa? Ognuno mette in campo i suoi problemi e le sue gioie. I bambini imparano a sentirsi parte, parlando di sè, ma soprattutto ascoltando.

Noi non siamo nordici e un'ora del genere a scuola diventerebbe facilmente un'ora buca, o di intervallo, ma che l'empatia sia nutrimento, la chiave del crescere non si può negare. L'opposto è l'alienazione.

Guardate conversare due persone: vi accorgerete che basta pochissimo del detto di una per far partire l'altra: io, io, io... Spesso finiscono per parlarsi addosso. Non c'è vero interesse nel comprendere l'altro, ma piuttosto un bisogno di sfogare. Come fossimo contenitori di rifiuti che devono essere svuotati, e non invece di alimenti preziosi da condividere. Il prezioso viene definito dall'ascoltatore. Come il clochard che rovista in un cassonetto dell'immondizia e trova qualcosa che per lui è cibo vitale.

Le storie di ognuno di noi sono uniche e straordinarie. E chi le ascolta medica il mondo.

MAURIZIO BARUFFALDI
Scrittore e giornalista

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