Colombia, la pace resta un'illusione

  • Maurizio Zuccari

L'OPINIONE L’avevano pensata come una kermesse, con ballerine e coriste col basco e la stella rossa, i leader mondiali in camicia bianca – Maduro e Castro a sbracciarsi sulla folla e abbracciarsi con Kerry e Ban Ki Moon – e la penna degli accordi di pace ricavata da un bossolo. Insomma uno spettacolo perfetto, la pace fatta con la benedizione degli Usa, dell’Onu e del Vaticano e tutti i sondaggi a favore dei sì. E invece quel sì non è arrivato, come una sposa a cui è stata data buca all’altare, lo sposo s’è involato con la dote, alla faccia degli invitati. I colombiani hanno respinto l’accordo siglato una settimana fa tra il premier Juan Manuel Santos e il leader delle Farc, Rodrigo Londoño Echeverri, noto come Timoleón Jiménez, Nobel in pectore per la ventilata pace. La maggioranza dei colombiani ha detto no a una pace che sulla carta metteva fine a una guerra costata oltre 200mila morti, un numero simile di desaparecidos e circa otto milioni di sfollati. 

Era l’estate del ‘64 quando gli Usa avviano l’operazione Marquetalia, con cui esercito colombiano e Cia intendono spazzare via le cooperative agricole nel paese e i contadini si difendono in armi. Da allora i combattimenti, come i tentativi di pace, sono proseguiti senza sosta tra l’esercito e i paramilitari da un lato e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie che per decenni si sono finanziate con rapimenti – arcinoto quanto ambiguo quello di Ingrid Betancourt, durato 6 anni – tasse e narcotraffico. Già alla metà degli anni ‘80 l’esercito ha sterminato ogni guerrigliero delle Farc venuto alla luce. Da allora, con l’ex premier Alvaro Uribe – il vincitore del no – si è tentata la spallata militare alla guerriglia, sradicandola dalla cordigliera e dalle selve del sudest di cui è padrona, ed eliminando con operazioni di intelligence i suoi capi militari, uno a uno. È un esercito del popolo assai indebolito e in mano ai leader meno radicali quello che ha prima lanciato una tregua unilaterale, poi accettato di sedersi al tavolo d’una pace mancata. Su circa 35 milioni di votanti – su una popolazione di 47 – i no hanno prevalso per poche decine di migliaia, 65mila, ma con un’astensione superiore al 60%. Più che sufficienti a gettare acqua fredda sui bollori della kermesse, rivelando la disillusione su una pace reale, anche se nessuno potrà fare marcia indietro e riprendere le armi sotto ai riflettori. Non Santos, messo in scacco dall’elettorato. Non le Farc, in difficoltà militare e alla cui sinistra sorgono gruppi meno accomodanti. In Colombia, la pace resta una chimera.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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