Il referendum non è una cloaca

  • Maurizio Guandalini

L’Italia della lagna, come quella della caciara continua, non ci ha mai appassionato. L’idea che gli italiani hanno un gene storto che li manda fuori strada e che serve qualcuno che li conduca per mano, sulla retta via, è  un flagello divino. Il referendum costituzionale, proprio di quello sto parlando. Dire che  il referendum è una ciofeca e che gli italiani non capiscono sono offese alle quali dovremmo ribellarci. Sarebbe un tocco di educazione civica utile a portare più rispetto verso noi stessi, alle istituzioni e quindi allo Stato. Così come scostanti sono gli avvertimenti, (Sacro-Santi?!), della Conferenza episcopale: italiani prima di votare informatevi bene. Viviamo nell’età della pietra, forse? Franchezza in primis: se fosse per me la campagna elettorale la inizierei il 4 novembre, un mese prima dell’apri cabina.  Mesi e mesi di campagna elettorale non servono  a capire meglio ma per fare confusione  buttando dentro tutto lo scibile umano, dal destino delle carriere personali alle promesse elettorali (dov’è il danno? Un governo che governa per fare del male ai cittadini-elettori è un controsenso).  

Nel merito sapete come la penso. Il referendum sulla Costituzione non va preso per il verso della dottrina, degli articoli e del cavillo. Gli elettori, noi, se ci travestiamo da accademici non ci saltiamo  fuori: diventa uno scontro ideologico tra fazioni. Lo spirito deve essere libero. Anche l’intuizione, andare a naso, va presa sul serio. Ad esempio, la butto lì: possibile che Brunetta, Travaglio, De Benedetti, Berlusconi, Salvini, D’Alema, Fitto, Fini, Borghezio, Grillo, continuo? sono tutti per il No? Se vale il principio che molti votano No perché gli sta antipatico il premier Renzi, molti potranno votare Sì perché non vogliono stare con una truppone che puzza leggermente di bruciato. A naso, a intuito, appunto, possibile che la riforma costituzionale proposta sia così orrenda che mette d’accordo il Cristo e l’Anticristo? Ancora. Come ci si può fidare del No se è sostenuto da quelle persone che in trent’anni non hanno fatto uno straccio di riforma e che, in caso di vittoria, ritornerebbero in pista, forse, rifacendo ancora tante chiacchiere, ma nulla di concreto? Non entro nella discussione se il Senato è un conciliabolo di eletti o meno. Meglio sarebbe stato toglierlo, il Senato, ma capiamo che per evitare strappi non si deve trovare, nella riforma, solo la soddisfazione individuale,  l’impossibile,  ma la riforma vale se è in grado di accontentare il numero maggioritario di persone. Non è democrazia?

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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