Pensioni, giovani ancora dimenticati

  • Massimo Blasoni

L’intesa sulle pensioni siglata tra Governo e sindacati non fa che perpetuare una cattiva abitudine: occuparsi dei pensionati e dei pensionandi a breve termine, dimenticandosi dei giovani che una pensione rischiano di non averla mai. La riforma Dini e i suoi successivi aggiustamenti immaginano, purtroppo, un mercato del lavoro che non esiste più. Per moltissimi il contratto a tempo indeterminato e la regolarità contributiva sono infatti una chimera: oggi si inizia a lavorare tardi e la condizione di precariato costringe a rapporti interrotti e discontinui. Si spiega così il caso dei contributi silenti, quelli che in centinaia di migliaia hanno versato e versano all'Inps ma in misura insufficiente a garantire loro un assegno previdenziale. Tutti soldi che non saranno loro restituiti e che vengono tranquillamente inghiottiti nel disastrato bilancio dell'Istituto.
Gli esperti del Ministero delle Finanze ci rassicurano sostenendo che da qui al 2060 il nostro sistema previdenziale resterà sostenibile e che la spesa pensionistica su Pil si manterrà grosso modo al livello attuale. Ma perché questo possa accadere occorre che la produttività del nostro Paese ritorni subito ai tassi di crescita degli anni Settanta e Ottanta. Una previsione troppo ottimistica, tenuto anche conto che il nostro tasso di occupazione non sembra destinato a salire nel breve termine ai livelli degli altri nostri competitor europei.

Per questo occorre avere il coraggio di intervenire in tempo per rimuovere le cause di un sistema iniquo. Ammettiamolo una buona volta: non esistono pensioni troppo basse o troppo alte (magari da sforbiciare in ragione di un astratto principio di solidarietà). In realtà esistono pensioni giuste (perché proporzionate ai contributi versati) e pensioni ingiuste, perché calcolate con il sistema retributivo e in molti casi maturate da quanti - grazie a compiacenti leggine ad hoc - hanno potuto andare in pensione in tenera età. Tutta gente che nel frattempo ha riavuto indietro l'intero monte contributivo versato ma che per molti anni ancora continueremo a mantenere. Caro Renzi, blandire i pensionati di oggi può portare un facile consenso elettorale ma purtroppo condanna le nuove generazioni a una vita grama, ricca soltanto di incertezza.

 

MASSIMO BLASONI
presidente del centro studi ImpresaLavoro

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