Berlusconi fa 80 e punta ai 120

  • Maurizio Guandalini

Va be’ Jovanotti, va be’ Totti ma il compleanno al top, di questa settimana genetliaca, è quello del Cavaliere. Silvio Berlusconi fa 80 anni e per uno che ha segnato sul calendario il traguardo a 120, diciamo che è a metà dell’opera. Una boutade, questa, che risulta ancora più boutade dopo l’ultima operazione al cuore che ha fatto toccare con mano, al Cavaliere, il peso degli anni e la difficoltà di trovare rimedi salvifici al loro incalzare. Quanto manca il Silvio nazionale? Una cifra, in particolare ai tanti che faceva comodo per farsi eleggere, per fare polemica o per fare opposizione. I libri di storia diranno il resto. Lo ritroveremo nella categoria di quei personaggi che nascono una volta ogni cento anni. Berlusconi ha cambiato gli italiani come capo di Canale 5, ma non come politico. Poca roba rispetto al Ventennio di durata. Non ha fatto nemmeno quel Ponte sullo Stretto che sarebbe servito a ricordarlo nella storia d’Italia. Berlusconi ha fatto gli affari suoi e li ha fatti pure male: non è riuscito ad ottenere un risultato decente in economia, non ha fatto una riforma della giustizia, tema a lui caro, e soprattutto ha, in qualche modo appoggiato pure quelle leggi che l’hanno interdetto da parlamentare. Non c’è che dire, non ne ha infilzata una  che è una.
 

Silvio Berlusconi uomo d’altri tempi, più impresario, capo comitiva che statista: è sempre rimasto il tycoon televisivo attento ai primi piani, alla forma rispetto la sostanza. Ed era convinto che in politica si potesse fare un po’ come nella vita compagnona: pacche sulle spalle, simpatia, barzellette, qualche canzone, feste e via andare. Oggi Silvio è un capobranco, un capotribù, un nonno di un esercito di nipoti di tutte le età. E se fosse lungimirante, come crediamo lo sia, gli consigliamo vivamente di fare il “grande papà” saggio piuttosto di ritornare nell’agone per pigliare percentuali al lumicino. Solo così lo vedremo effigiato sui piatti del buon ricordo. La politica contemporanea è velocità. Lo stesso Grillo, a capo di un movimento nuovo, stona.  Per la verità già nel Silvio sessantenne si capiva che la politica non era materia dove avrebbe brillato: ha puntato solo a dare una immagine di sempreterno giovane, energico, al lavoro di notte senza mai applicarsi, però, con profitto. Disdegnava il teatrino per divenirne il grand commis. Oggi di Silvio ci siamo abituati a farne senza. Ci piacerebbe un giorno rivederlo in pista, ad Arcore, Sindaco della cittadina dove risiede. Un modo originale per dire e per dirsi: meno male che Silvio c’è!

 

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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