M5 Stelle, l’eredità va di padre in figlio

  • Tony Saccucci

È ormai sport nazionale sparare sul Movimento 5 Stelle. Tutti a fare le pulci alla sindaca di Roma. E altri a difenderla a oltranza. Questo giornale è uno dei pochi che ha mantenuto una linea pacata, com’è nel suo stile. Dunque, non scriverò una sola riga sulle ultime vicende. Mi interessa, invece dell’accidente, la sostanza. Non il contingente ma il necessario. E dunque esprimo in questa sede un dubbio che mi attanaglia da mesi e che penso sia la vera questione che bisogna porsi a proposito del Movimento: come può la Base tollerare che ci sia Davide Casaleggio tra i vertici del partito?
Quale merito avrebbe per essere un leader di un movimento che si autoincensa come il vero modello di democrazia? Di democrazia diretta, per giunta. Come è possibile che tra i milioni di commenti grillini in rete non ce ne sia uno che sollevi il dubbio che forse una carica ereditaria è agli antipodi con il verbo stellato che tuona contro la “casta”?
Finché Gianroberto Casaleggio, insieme a Beppe Grillo, faceva il Garante, anche senza essere passato per una votazione poteva avere un senso: in fondo, era il co-inventore del M5S. Ma che c’entra il figlio? Se Renzi pensasse di lasciare al figlio la carica di segretario del Pd in virtù del fatto che (soi-disant) ha operato una rivoluzione attraverso La Rottamazione, si scatenerebbe un putiferio. I giornali, compresi i filogovernativi, si sbizzarrirebbero.

C’è un miscuglio di medioevo e fantascienza nel Movimento che mi ha sempre inquietato e che continua a preoccuparmi. Mi basterebbe che almeno uno – uno solo, che sia Grillo o Casaleggio, o l’ultimo (nel senso di arrivato) attivista – rispondesse a questa mia domanda. Me ne basta uno perché “uno vale uno”. Vorrei capire se l’estensione della pratica dell’ereditarietà del ruolo di garante ad altri campi è contemplata nel futuro. Vorrei sapere, per esempio, se il Movimento potrebbe sostenere un referendum costituzionale che permetta al Presidente della Repubblica di nominare il figlio, magari solo il primogenito.
In fondo, sempre di garanti si tratta: nel primo caso della garanzia di aderenza della prassi politica ai principi del Movimento, nel secondo della garanzia di aderenza delle leggi ai principi della Carta.  
Attendo, fiduciosissimo, una risposta.

 

TONY SACCUCCI
insegnante e scrittore

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