Zanetto: “Latino e greco restino centrali”

  • Il “caso” Liceo Classico

SCUOLA Giuseppe Zanetto insegna Letteratura greca all’Università degli Studi di Milano. Ha partecipato, nello scorso aprile, al Politecnico di Milano, al convegno sul liceo classico del futuro, dove, dice, sono sorti due “partiti”: quello di coloro che, «come Luigi Berlinguer (con molta forza, perfino con rudezza) e Maurizio Bettini (con toni più soffici) si sono espressi per la soppressione o la radicale trasformazione della prova di traduzione della maturità, considerata un relitto del passato»; e quello al quale si è iscritto lui, ossia quello di coloro «che ancora attribuiscono alla traduzione grande valore: non è, né deve essere, come dice Berlinguer, un noioso esercizio enigmistico, ma un esercizio di intelligenza e di concentrazione».

Bettini propone: non più solo traduzione, ma contestualizzazione. Non va bene?
Più o meno è la stessa formula dei Certamina o dei concorsi. In linea teorica sì, sono d’accordo. Ma il pericolo è che sia il primo passo per una svalorizzazione della centralità della traduzione. Che è un elemento qualificante del classico.

Lei non cambierebbe nulla?
Il classico è già molto cambiato negli anni. La lingua straniera si studia per un quinquennio e la matematica è in genere potenziata (lo stesso Politecnico di Milano sottolinea l’elevato rendimento dei suoi studenti che provengono dal classico). Ciò che è fondamentale, è che si continui a conservare la centralità del testo. Si possono anche tentare delle innovazioni. Il “metodo naturale”, per esempio, anche se non mi convince molto, cioè un approccio alle lingue classiche basato più sul lessico e sull’uso che non sulle regole. E poi si può sfruttare il confronto stimolante col greco moderno.

Ma il classico ha ancora un futuro?
Sì. L’approccio umanistico, che si costruisce attorno alla conoscenza delle lingue classiche, ha ancora un significato. Emerge anche dai dibattiti pubblici. L’attitudine a guardare all’Uomo nella sua complessità, alla sua problematicità, risale al mondo dei greci: pensiamo alla tragedia. Altrimenti si ha una visione della persona appiattita nelle sue singole sfaccettature, senza arrivare al nucleo profondo.

Il liceo sforna ancora studenti preparati?
Oggi è più difficile tenere alta la richiesta da rivolgere ai ragazzi, divisi come sono tra mille stimoli. Dalla maturità si esce oggi con conoscenze mediamente inferiori rispetto al passato. All’Università cerchiamo di recuperare qualcosa nella loro preparazione di base.

SERGIO RIZZA
sergio.rizza@metroitaly.it
Twitter: @sergiorizza

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