Totti, un 10 che merita il pallone d'Oro

  • Fabrizio Paladini

Oggi il Capitano compie 40 anni. Di Francesco Totti é stato scritto piú o meno tutto: del campione, del suo immenso talento, del suo essere una se non forse l’ultima bandiera di un calcio che si adatta a nuove logiche di mercato, del suo privato, della sua silenziosa capacitá di esprimere solidarietá alla gente che soffre. Ma Totti, a 40 anni e probabilmente nel suo ultimo anno con la maglia numero 10 sulle spalle, é sempre piú un patrimonio del calcio e dello sport mondiale. Lo abbiamo visto nelle ultime trasferte a Torino o a Pilsen, nella Repubblica Ceca: al suo ingresso in campo gli spettatori delle squadre avversarie si sono alzati in piedi e lo hanno applaudito. É successo anche a Roma, allo stadio Olimpico, quando il settore dei tifosi ospiti del Crotone gli ha tributato una sincera ovazione nonostante da i suoi piedi fossero nati gli assist per due gol della Roma. E succederá ancora e ancora. Il vecchio “Pupone”, simbolo di una romanità mal sopportata altrove, il ragazzo ironico che metteva la maglietta “vi ho purgato ancora” o che faceva il selfie o si impossessava della telecamera dopo i gol alla Lazio, o quello del “4-0, andate a casa” ai giocatori della Juve, o quello anche frustrato del calcione da dietro a Balotelli, é diventato il campione da applaudire da Manchester a Milano, da Madrid a Genova. Tutti, in tutta Europa  ma anche in Sudamerica, in Asia, in Africa o negli Stati Uniti vedono in Francesco Totti un esempio di classe infinita, di longevitá, di professionalitá, di onestá e di attaccamento a una maglia che é per lui la sua seconda famiglia. Per questo sarebbe bellissimo che l’Uefa istituisse da quest’anno un nuovo riconoscimento “alla carriera”, un Pallone d’oro al campione che non ha mai potuto vincerlo sul campo perché non supportato dai risultati conseguiti dal suo club. Anche i tifosi piú ostili non possono non riconoscere che con una maglia diversa, che lui non ha mai voluto indossare, avrebbe certamente vinto quel pallone d’oro che é nel suo dna. Sarebbe bello che i giornali italiani, tutti insieme, le tv, il Coni, le istituzioni, senza bisogno di un “timbro”, di un cappello, di una primogenitura, chiedessero, in questo 2016-2017, l’anno dei suoi 40 anni, l'ultimo anno di questa meravigliosa e autentica favola, che l’Uefa riconoscesse con un titolo degno del campione che Totti é questa storia d’altri tempi. Una storia da raccontare nelle scuole, da illustrare a quelli che vogliono fare sport coniugandolo con i veri valori della vita. Io penso che ce la potremmo fare. Ci vogliamo provare?

FABRIZIO PALADINI
giornalista