Bettini: “La versione non sia un feticcio”

  • Il “caso” Liceo Classico

SCUOLA Rivoluzionare il classico cambiando la seconda prova di maturità, la versione. Per indurre i docenti, “retroattivamente”, a cambiare didattica. È l’idea di Maurizio Bettini, docente di Filologia Classica e di Antropologia culturale del mondo antico all’università di Siena. Si definisce uno strenuo fautore del classico, «una scuola straordinaria, che all’estero ci invidiano, un baluardo contro l’ignoranza. Ma per sopravvivere, deve cambiare».

L’attuale dibattito sul liceo classico è iniziato dalla sua proposta sulla maturità: non più testi «inutilmente complessi», ma più brevi e culturalmente rilevanti, arricchiti da domande sulla cultura classica. Secondo Zanetto (vedi a lato), questo potrebbe essere il primo passo per «svalorizzare la centralità della traduzione».
È esattamente il contrario. Alcuni mettono in giro questa favola in mala fede. In realtà vogliono che la scuola non cambi mai. La prova di maturità deve sì prevedere la traduzione ma la immagino introdotta da una “contestualizzazione”. E poi lo studente dovrebbe rispondere a domande su aspetti linguistici, stilistici, o sui contenuti. Io chiedo una prova più difficile di quella attuale. Con due vantaggi.

Quali?
Il primo è che non la si potrebbe scaricare da Internet: io continuo a vedere studenti, all’Università, che, pur usciti dalla maturità con 100, il latino non lo sanno. Secondo: i docenti sarebbero costretti a fare una didattica diversa.

La traduzione deve restare centrale?
A me sembra che coloro che si preoccupano di conservare la “centralità assoluta” della traduzione ne facciano un feticcio, un sacramento. Ma così non è più una forma di cultura. Certo, è importante la traduzione. Ma Cicerone non ha passato la vita a scrivere versioni. Era un grande filosofo!

Quindi lei non chiede una scuola “facile”.
Io sono per tenere l’asticella alta. Al liceo e all’università. Ma ci sono persone senza progetti che non si rendono conto che il classico ha solo il 6% degli iscritti sul totale alla media superiore. Quindici anni fa erano il doppio. Non deve sparire.

Non si rischia di impoverire il lavoro sulla lingua, facendo come dice lei?
Io insegno negli Usa. Lì il latino e il greco li studiano direttamente all’università, e li imparano. Se oggi i ragazzi italiani conoscono sempre meno le lingue classiche è perché si annoiano. Perché sono insegnate male. Per fortuna ci sono insegnanti che innovano. Con buona pace dei miei critici come Paola  Mastrocola, che il latino non lo ha mai insegnato!

SERGIO RIZZA
sergio.rizza@metroitaly.it
Twitter: @sergiorizza

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