Altro che sindacati Il Jobs act fa la sua parte

  • Maurizio Guandalini

Parlano le cronache regionali. Sono decine, centinaia, i picchetti di operai, supportati dal sindacato, davanti alle aziende in crisi, o già fallite: la richiesta al Governo, sempre e solo al Governo, è di riaprile e rimettere in moto la produzione.  Tanti sono i tavoli di crisi al Ministero delle Attività Produttive: alcune vertenze vanno in porto altre no. Deve essere chiaro che il buon fine, e in generale la ripresa della produzione, non è assolutamente subordinata, o colpa, nel caso di mancato risveglio, del Governo, ma dalle richieste del mercato. Banale? Lapalissiano? Non sembrerebbe proprio viste le critiche esasperate al jobs act. E’ passata l’idea, taumaturgica, che esiste una ricetta, una sola, miracolistica per creare lavoro. E questa è il jobs act, il tanto contrastato jobs act, oggi, secondo gli ultimi dati, giunto alla fine dei suoi giorni. «Più contratti a tempo indeterminato ma svanisce l’effetto degli incentivi», recitavano i titoli dei giornali. Vero, il jobs act, attraverso gli sgravi fiscali e previdenziali, è stata una misura a supporto delle aziende. E’ la “parte” fatta dal Governo: le aziende, i sindacati, hanno fatto la loro? Leggendo anche alcune lettere su Metro sono aspre le accuse verso il jobs act. E’ la causa dei mali della lunga crisi occupazionale, quasi vi fosse una ricetta alternativa perché i fatti potessero evolvere diversamente. Si è sedimentata la convinzione di un futuro, prossimo, di piena occupazione, con stipendi non da fame, e tutti i tasselli ben incastrati tra loro, quasi non ci si renda conto della drammaticità della situazione attuale, dei mercati ballerini e della produzione di beni che cambia da un giorno all’altro.  E questa “piena occupazione”, sempre stando alla vulgata corrente, pare la debba dare il Governo.

Passo per essere un fan, strenuo difensore del jobs act. In verità sono un semplice artigiano dell’economia che crede al valore di una legge approvata in un momento di straordinaria crisi. Fosse solo, com’è, che migliaia di lavoratori hanno trasformato i contratti da precari a tempo indeterminato, io sono felice. Ma non mi copro gli occhi. So che in molti casi vanno via come il pane i voucher, so che diritti e tutele dei lavoratori vanno e vengono. Mi pongo, però, la stessa domanda, convinto che non c’è una sola legge capace di fare i miracoli: gli altri, sindacato e imprese, che hanno fatto? Se le nostre aziende non assumono vuol dire che i nostri prodotti sono poco concorrenziali, vuol dire che le imprese hanno investito poco in innovazione, vuol dire che il sindacato non ha preso un’unghia di esempio dal riformismo del sindacato tedesco.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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