Trump agguanta la Clinton

  • Giampiero Gramaglia

La campagna elettorale per Usa 2016 cambia pelle di settimana in settimana. E se l’agosto era stato un inferno per Donald Trump, settembre è un mese difficile per Hillary Clinton: tra gaffes e silenzi, la malattia, il terrorismo, il vantaggio nei sondaggi è ormai svanito e l’ex first lady è ora alla pari col magnate, se non sotto.
Permane, però, la diffusa insoddisfazione di entrambi i candidati: tra quanti intendono votarli, poco più della metà lo fa convinta, mentre il resto lo fa soprattutto per bloccare l’altro. La Clinton prevale tra le donne, i giovani e i non bianchi, mentre Trump guida largo tra i bianchi (57 contro 33%), ma non fra le donne bianche – divise a metà -. L'ex first lady è in largo vantaggio (11%) tra i laureati.
Dopo il malore di Hillary a Ground Zero, nell’anniversario degli attacchi all’America dell’11 Settembre 2001, e la diagnosi di polmonite, comunicata tardivamente all’opinione pubblica, i candidati si sono fatti la guerra sullo stato di salute a colpi di certificati medici. Entrambi hanno l’handicap di essere anziani – quasi 69 lei, che fa la nonna; 70 compiuti lui, che fa il giovanotto – ed entrambi devono, quindi, mostrarsi in forma, solidi ed affidabili. Donald ci riesce meglio: ammette i malanni di mezza America, sovrappeso, pressione e colesterolo alti. Hillary è meno pimpante – non solo perché sotto antibiotici - e, nel suo passato, sempre un po’ opaco, ci sono trombosi e svenimenti.
Muta di continuo lo scenario della corsa alla Casa Bianca, ma, dall’inizio del mese, muta sempre e solo a favore di Trump, che, pur di infiammare la campagna, cavalca senza scrupoli l’incubo dell’insicurezza e gioca sulle paure dell’America, risvegliate dal week-end di aggressioni, esplosioni e sangue dal Minnesota al Nord-Est, tra New Jersey e New York.
La collana di episodi di terrorismo è per il magnate un’occasione per guadagnare consensi; e il fatto che i ‘lupi solitari’, ammesso che lo siano, vengano da Stati dove gli americani sono intervenuti o sono presenti (Pakistan, Afghanistan, Somalia) diventa la riprova di falle nei controlli alle frontiere e, quindi, del fallimento del presidente Obama (e del suo clone Clinton).
Ulteriori attentati sul suolo americano prima del voto, specie se ispirati all'estremismo islamico, giocherebbero a favore di Trump. Il Califfo l’ha già definito “un dono del cielo”, se dovesse conquistare la Casa Bianca: sarebbe un fattore di radicalizzazione e, inoltre, chiuderebbe l’America in un nuovo isolazionismo. Elementi su cui Hillary Clinton dovrà giocare, nei tre dibattiti televisivi decisivi: il primo sarà lunedì 26.

 

GIAMPIERO GRAMAGLIA
giornalista

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