Piange la Merkel ride Putin

  • Maurizio Zuccari

Se c’è qualcuno che ride, da qualche altra parte c’è qualcuno che piange. Era una massima di vita di Elio Vittorini, messa in bocca a uno dei suoi personaggi. Chi non ride, elettoralmente parlando, è Angela Merkel. Dopo lo schiaffo in Pomerania, la cancelliera s’è presa un altro ceffone dall’elettorato berlinese. Non forte come il primo, che ha sospinto la Cdu al terzo posto, dietro ai nazionalisti euroscettitci dell’Afd, ma pur sempre un tracollo. In termini percentuali i cristiano democratici sono calati di 6 punti, dal 23 al17%, finendo dietro la Spd, alleato di governo nella grosse koalition. Ipotecando così il futuro di questa e la permanenza della cancelliera alla guida del partito come candidata ideale alle politiche del 2017. Tallonati da presso da Linke e Verdi e, al 14%, dall’Afd che entra per la prima volta in Parlamento, confermando un’ascesa sul fuoco del nazionalismo e sull’onda lunga anti migranti che la Merkel non sa placare. Neanche i socialdemocratici gongolano, ché se il voto nella capitale li ha sbalzati al primo posto (con 5 punti in meno anche per loro), non così i sondaggi per l’anno venturo, dove raccolgono la metà dei voti degli amici-nemici. Ergo, la coalizione che guida la locomotrice d’Europa è alle corde e nessuna alternativa è in vista, se non lo spauracchio di una forza nazionalconservatrice e antieuropeista al suo posto. Se sarà una partita fra donne, come probabile, l’Angela contro “Frau” Petry, la leader dell’Afd può almeno ghignare.

Chi se la ride davvero, però, è Vladimir Putin. Pur con un’affluenza inferiore al 50%, la sua Russia Unita raccoglie più della metà dei voti alla Duma. Comunisti e liberaldemocratici si fermano poco oltre il 13%, ben distanti. E pur col consueto giro d’accuse di trucchi & imbrogli, manco fossero le primarie del Pd partenopeo, il neoeletto Parlamento russo incorona il suo zar che esce considerevolmente rafforzato dalle elezioni. Tanto più che dopo un quadriennio di lacrime e sangue, sanzioni e guerre, i cremlinologi lo davano traballante. Invece l’orso russo è sempre saldo, pronto a dare la sua zampata, anche se per ora si limita ruggire, messo all’angolo da una politica europea e atlantica a dir poco miope. L’uomo forte del Cremlino può guardare con ottimismo alle presidenziali del 2018, senza darsi la pena di ricorrere a cinema, birra e navette gratis per gli elettori. Se non lo fermeranno prima i cacciatori d’orsi della Nato e le teste di cuoio dell’Ue. E chissà se allora l’uomo che ride dovrà stringere in un abbraccio la donna che piange, per non perire entrambi.

 

MAURIZIO ZUCCARI
giornalista
 

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