Petizioni online rischio privacy

  • L'Opinione di Nicola Bernardi

Secondo il rapporto “Digital in 2016”, un italiano su due si affida a internet per socializzare, ma di rado gli utenti riconoscono gli stratagemmi che si celano dietro molti strumenti online fatti “ad hoc” per ottenere automaticamente le loro informazioni personali.

Ad esempio, la piattaforma Firmiamo.it, che si definisce “il primo sito italiano per creare petizioni online”, offre l'opportunità di esprimere le proprie opinioni su temi politici o sociali, e per sostenere la propria mission chiede contributi economici agli utenti da 5 a 500 euro. 

Questo sito non fa capo a un ente non-profit italiano, bensì a una società con sede a Londra che raccoglie e conserva i dati presso i server di Amazon.com in Irlanda, e per firmare una petizione si è invitati a prestare il consenso per la cessione dei propri dati per finalità di marketing, con le conseguenze che pur essendo armati di buone intenzioni, se sottoscrivete le iniziative vi troverete poi bersaglio di campagne pubblicitarie.

Come se non bastasse, Firmiamo.it offre la comoda possibilità di firmare le petizioni senza bisogno di registrarsi sul sito, attraverso i propri account social. Peccato che anche in questo caso la vostra privacy sarà a rischio, infatti se scegliete di sottoscrivere una campagna con Facebook, venite avvisati che il sito di petizioni verrà a conoscenza del vostro “profilo pubblico, indirizzo e-mail e compleanno”, mentre se optate per Twitter, autorizzate Firmiamo.it a leggere i tweet dalla vostra cronologia, vedere chi seguite, pubblicare tweet dal vostro account, e accedere pure ai vostri messaggi diretti. 

Tutto con il vostro consenso, sia chiaro, anche se spesso è un consenso inconsapevole dei reali effetti collaterali che questa cessione di informazioni personali produce. 

Di recente anche Change.org è finito sotto la lente del Garante della Privacy, al quale spetterà di verificare se i dati personali dei cittadini italiani sono trattati lecitamente o meno dal noto sito di petizioni online.

In altri casi, dietro il paravento di iniziative politiche e sociali a cui la gente partecipa sperando di vedere qualche miglioramento politico o sociale, talvolta ci sono siti web che hanno scoperto la gallina dalle uova d'oro. 

Secondo un'inchiesta realizzata dall'Espresso, ogni indirizzo email raccolto e profilato può essere rivenduto a prezzi che vanno da 85 centesimi a 1,5 euro.

NICOLA BERNARDI, Presidente Federprivacy