Sanità, sui Menarini Confindustria “fiduciosa”

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FIRENZE  "Farmindustria ha ricevuto le dimissioni irrevocabili dalla carica di Componente del Comitato di presidenza dalla dottoressa Lucia Aleotti, a seguito della sentenza di condanna per frode fiscale in primo grado emessa dal Tribunale di Firenze" sui vertici del gruppo Menarini. Lo ha annunciato nella serata di sabato Massimo Scaccabarozzi, presidente della federazione nazionale imprese del farmaco. L'associazione, nel "prendere atto che Lucia e Giovanni Alberto Aleotti sono stati assolti dall’accusa di truffa nei confronti del Servizio sanitario nazionale e che essi hanno fatto ricorso in appello", è "fiduciosa che possano dimostrare nel successivo grado di  giudizio la propria estraneità ai reati fiscali contestati". Il gruppo Menarini, con i suoi circa 16 mila dipendenti, rappresenta "un grande patrimonio italiano che saprà certamente proseguire nel suo percorso di sviluppo internazionale", ha aggiunto Scaccabarozzi.

Il collegio difensivo: non finisce qui
Pur in presenza di una condanna, dunque (quella inflitta in primo grado  dal tribunale di Firenze: Lucia Aleotti è stata condannata a 10 anni e mezzo, il fratello, Giovanni Aleotti, vicepresidente, a 7 anni e mezzo), da parte confindustriale viene una ulteriore sottolineatura del fatto che è caduta l'accusa più infamante nei confronti del gruppo farmaceutico. Come infatti ha ribadito il collegio difensivo della famiglia Aleotti, "La sentenza del Tribunale ha escluso l'esistenza della truffa ai danni del servizio sanitario nazionale consistente, secondo l'accusa, nell'ottenere prezzi gonfiati dei medicinali. Di conseguenza sono state respinte tutte le pretese delle aziende sanitarie (circa 200). La condanna per riciclaggio riguarda esclusivamente i capitali personali scudati dal dottor Alberto Sergio Aleotti che il tribunale ha ritenuto provenienti da frode fiscale. Lavoreremo ancora per far emergere ancor meglio, in appello, dalla enorme mole di documentazione acquisita al processo, le evidenti prove della estraneità dei nostri assistiti anche ai fatti per i quali oggi vi è una sentenza negativa ".

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