Clinton ammalata Volano gli avvoltoi

  • Maurizio Zuccari

Una polmonite a una certa età, si sa, può essere più letale di una caduta dalle scale. Se alla caduta sommiamo la polmonite, la questione si fa seria. E se chi casca per una polmonite è la candidata democratica alla Casa Bianca, l’unica in grado di fermare l’outsider Trump, diventa serissima. Le notizie sulla malcerta salute di Hillary Clinton si rincorrono da anni, con un’impennata negli ultimi mesi di campagna su input non certo disinteressato dell’entourage del suo avversario. Dall’ictus con commozione cerebrale e vista corretta dalle lenti di Fresnel al morbo di Parkinson, dagli spasmi da sclerosi multipla curati a dosi di diazepam alla tosse che la dilania a ogni conferenza, alle tante cadute. Come l’ultima, alle commemorazioni dell’11 settembre, in diretta tv, dovuta a dire dei medici a un attacco di polmonite. Che, com’è noto, fa traballare e cadere a ogni passo, come accade alla Clinton da qualche tempo in qua. 
Ora, che Hillary (68 anni) sia la più anziana candidata alla Casa Bianca dopo Reagan, e che la sua salute sia piuttosto compromessa, nonostante le assicurazioni contrarie smentite a ogni sua uscita pubblica, è un fatto. Che Trump (70 anni) non sia un giovanotto di primo pelo e sguazzi a sottolineare malanni e inciampi della concorrente sorretta dalla scorta, oltre che dall’establishment, è un altro fatto. Ma qui non si tratta solo di una gara tra vecchietti più o meno arzilli, odiosi al proprio elettorato, oltre che agli avversari. Hillary seriamente malata è un’anatra zoppa che non potrà che essere impallinata prima di spiccare il volo, nonostante i sondaggi la diano in costante ma esiguo vantaggio sul candidato accolto dai repubblicani obtorto collo. È pur vero che dalle parti dei democratici allignano illustri precedenti.

John Fitgerald Kennedy, talmente malato da ricevere più volte l’estrema unzione, celò al paese il suo vero stato fisico (e ben altro) ma ciò non gli impedì di reggere la più grande potenza del mondo, prima d’essere fermato a Dallas, 53 anni fa, da tre colpi che la vulgata vuole sparati da un solo attentatore. Può darsi che Hillary in caso di vittoria si mostri una lady di ferro nonostante i suoi acciacchi. Ma in casa democratica c’è chi rispolvera Sanders, chi vorrebbe azzerare tutto puntando su cavalli già azzoppati in corsa, come Kerry o Biden, chi addirittura sulla first lady, la virago Michelle. E c’è chi lavora per far slittare le elezioni e avere più tempo da opporre al tycoon newyorchese. Hillary barcolla ma non molla, anche se l’ennesima caduta può esserle fatale sulle scale della Casa Bianca.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

 

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