Complicazioni burocratiche un lusso che non possiamo permetterci

  • Massimo Blasoni

Dalla più banale azione quotidiana alle complesse relazioni industriali o fra istituzioni e organismi, quasi tutto è esageratamente regolamentato e spesso in modo cervellotico. Vi sono innumerevoli professionisti che traggono il loro sostentamento dall’interpretazione dei regolamenti, qualche volta quasi sovrastrutture a quello che potrebbe essere semplice. Accanto ai tradizionali avvocati e commercialisti, abbiamo così esperti certificatori e decrittatori di norme sulla sicurezza, sul lavoro e innumerevoli altri. Quante volte queste prestazioni paiono ridondanti, rese necessarie dall’eccesso e dalla complessità della produzione normativa?

Stato, Regioni e Comuni legiferano e regolamentano senza sosta. Talora in contraddizione fra loro. Conferenze dei servizi, pareri obbligatori, certificazioni e una montagna di carte frenano lo start up e la vita delle imprese e anche dei cittadini. Di semplificazione si iniziò a parlare già dai primi anni del secolo scorso (la prima legge in materia fu battezzata da Bonomi nel 1921) ma in tempi recenti è diventata una parola d’ordine. Abbiamo avuto un ministro per la Semplificazione (Calderoli) assistito da una Commissione parlamentare, da un Comitato interministeriale e da un’Unità governativa con la medesima funzione. Nel 1997 è stata introdotta la legge annuale di semplificazione - peraltro approvata soltanto quattro volte (nel 1999, 2000, 2003 e 2005) - e ancor più recentemente numerosi interventi ad hoc hanno viaggiato sui binari del decreto (come il Semplifica Italia varato da Monti nel 2012). Strumenti tutti che non hanno però prodotto risultati sostanziali.

Gli italiani sono abituati a richiedere permessi e a dover produrre certificazioni per ogni cosa: dal valore legale del titolo di laurea alla raccomandata. Semplificare è invece indifferibile, ad esempio consentendo al cittadino di agire non sulla base di una preventiva autorizzazione a fare ma con controlli successivi. Non dovrei insomma più chiedere allo Stato il permesso di aprire un'attività (magari attendendo mesi) ma dovrei poterlo fare subito nel rispetto della legge (salvo il controllo a posteriori). La complessità normativa e burocratica è un lusso che non possiamo più permetterci.

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro

Articoli Correlati
Massimo Blasoni

Spesa pubblica e risparmi

L'opinione di Massimo Blasoni sul fallimento della spending review
Massimo Blasoni

Pil, gli sbagli del governo

L'opinione di Massimo Blasoni
Massimo Blasoni

Pensioni, giovani ancora dimenticati

L'opinione di Massimo Blasoni (presidente del centro studi ImpresaLavoro) sul recente acordo siglato tra Governo e sindacati