Quella violenza che non passa più

  • Annalisa Lo Monaco

Una donna racconta: “Non sono importanti né la mia età né il mio nome e neanche la nazionalità mia o dei miei aggressori in questa storia. Vicino la mia città c’è una pineta, spazi dove la gente va spesso per correre, camminare, andare in bicicletta, dove si fanno picnic, quando ero bambina e ci andavo con mio nonno. Tempo fa, una domenica, prendo la bici e decido d’inaugurare la stagione. Il primo sole ha tirato fuori di casa tanta, di gente. Con uno spirito sereno e canticchiando inforco la mia bicici e con un asciugamano, in caso la spiaggia fosse invitante, mi avvio.  Mi sembra di rivivere un flashback degli Anni 80, con comitive e famiglie tutte fuori casa la domenica. Penso alle difficoltà di molte famiglie, penso al grado di povertà nel quale ci troviamo un po’ tutti, penso al problema degli immigrati e pedalo. Giro intorno a un sentiero laterale per immettermi nel sentiero più grande quando qualcosa mi fa perdere l’equilibrio. Sono sicura di aver urtato contro un tronco perché mi ritrovo dolorante a terra. Cerco di rialzarmi sperando che la bici sia intatta e possa portarmi in salvo quando inizialmente due e poi quattro mi ributtano a terra. La mente in una frazione di secondo ha un collasso, si rifiuta di credere che ciò che sta accadendo sia vero. Mi rifiuto di credere che sia possibile una cosa del genere. Prima di realizzare che due animali mi stanno strappando i pantaloni, la maglietta, il reggiseno e gli slip, ancora credo che sia scoppiata una guerra e forse questi uomini stanno cercando di portarmi in salvo. Per pochi lunghissimi istanti, la bestiale realtà non viene registrata, viene tenuta in stand by. Mi hanno spiegato che la mente funziona così. Inizialmente non piango e non imploro pietà, non sento niente, il terrore mi paralizza. Il dolore arriva poi forte, in tutto il corpo e per un morso al capezzolo, quasi staccato. Mi daranno 12 punti su un seno, oltre a vari punti in tutto il corpo. Non so quante ore sono stata così né chi mi ha trovata e quando, piena di sangue.
Mi ricordo i miei, il mio compagno in ospedale, la polizia, un’avvocatessa e procedure, interrogatori, tutto tremendo al pari della violenza stessa. So che gli animali usciranno tra poco. Erano già stati denunciati e avevano precedenti penali. Ma io so solo che adesso la mia vita è spezzata. Mi sto facendo seguire da psicologi. Dopo più di un anno sono riuscita a scrivere queste righe e forse mi servirà mettere per iscritto quello che ho vissuto, ma non credo migliorerà la mia situazione. Non sono riuscita ad avere un rapporto sessuale con il mio compagno. Prima leggere il desiderio nei suoi occhi lo sentivo come una cosa sana e bella. Adesso percepire il desiderio sessuale in un uomo mi fa pensare alle bestie che ho incontrato. Ho paura di tutto. Non ho più fiducia negli uomini. Ho difficoltà a restare a casa da sola e quando accade mi barrico dentro. Della persona gioiosa e ottimista che ero è rimasto solo cenere”.

 

ANNALISA LO MONACO
psicologa

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