Emergenza abitativa affitti "spariti" da mesi

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ROMA Erano stati sgomberati nell’aprile 2014 e poi dislocati in diverse abitazioni sparse nella città. Ma a distanza di 20 mesi continuano ad essere in emergenza abitativa a insaputa del Campidoglio. È il singolare destino dei circa 60 nuclei provenienti dalle occupazioni di via delle Acacie (nella foto) e dall’ex istituto Hertz di via Tuscolana, emerso fra le maglie del processo Mafia Capitale.

Secondo il comune di Roma, l’accordo con le coop che si erano occupate dell’assistenza alloggiativa (un'Ati fra Eriches 29 di Salvatore Buzzi e Domus Caritatis, entrambe finite in amministrazione controllata dopo l’inchiesta giudiziaria) è terminato nel dicembre 2014, come l’ex direttore del dipartimento politiche abitative Luigi Ciminelli ha affermato nell’udienza del processo Mafia Capitale lo scorso 27 giugno. Eppure molti di quei nuclei, almeno 40, continuano a vivere nelle stesse case che erano state prese in affitto dalle coop, che dal comune percepivano circa 1700 euro mensili a nucleo (servizi ed arredi compresi), una cifra di gran lunga inferiore alla spesa sostenuta per gli inquilini dei residence.

La task force messa in campo dal dipartimento delle politiche abitative, infatti, oltre a notificare agli inquilini la fine del servizio, non ha poi fornito un’alternativa abitativa. Con un risultato paradossale: le famiglie in emergenza abitativa sono divenute occupanti e i proprietari degli immobili, alcuni dei quali appartengono al costruttore Marronaro, non percepiscono dal gennaio 2015 gli affitti, che le coop, non avendo più in carico il servizio dal comune di Roma, non possono, e non ritengono, di dover sostenere. Anche perchè, su alcune di esse, come la coop Atlante di Sandro Coltellacci, che gestiva circa 14 alloggi, è calata l’interdittiva della prefettura di Roma. Nel frattempo, però, il debito, che sfiora il milione di euro, aumenta e nessuno sa chi lo pagherà. E a chi.

MARCO CARTA

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