Quei credenti che sbagliano

  • Maurizio Baruffaldi

Possiamo definire la Religione un Ideale, senza per questo dir bestemmia. Entrambi indicano un mondo perfetto e illusorio. Entrambi hanno scritture che si prestano a umane e per questo infinite interpretazioni. Entrambi producono estremità disperate, altrimenti dette frange impazzite. Per cui mi ha convinto il paragone tra gli jihadisti e le nostre Brigate Rosse fatto da un famoso giornalista: i primi stanno alla religione islamica come i secondi stavano alla sinistra. Si tratta sempre di figli degeneri, usurpatori assassini di un ideale condiviso.
La metà del paese che votava PCI non si è mai sentito tacciare di terrorismo, tantomeno si è mai sentito in qualche modo colpevole, anche se quei professori armati si professavano comunisti, però purissimi. Senza se e senza ma, come piace dire al bullismo di governo, l'allora Partito comunista fu il primo a combatterli. Fu il primo nemico dei terroristi rossi. E per questo furono vinti. Nessuna ambiguità, anche nel dare alle cose il nome che hanno. Erano rosse le brigate, è islamico questo terrorismo. Non Terrorismo in generale.
Questo balbettare, timoroso, con l'intenzione di non offendere i credenti di quella religione offende la verità. E senza la verità quegli inumani dediti al martirio proliferano; si nutrono indisturbati del cibo di un Corano drogato. Chi crede nell’Islam deve sentirsi coinvolto, violentato nell’intimo da questi pazzi.
Non starsene lì, spettatore distratto, quando non silenziosamente compiaciuto. Fino a quando ci sarà anche un solo musulmano della maggioranza cosiddetta moderata (si definiscono loro così, con una parola che ammette sia una religione da prendere con le pinze) che non si schiera contro, l’Isis non sarà vinto.
Ma devono dichiararlo pubblicamente, dimostrarlo con i fatti. Rinnegare, disprezzare, anche odiare, sì.
Non sono compagni che sbagliano. Sono il primo e più grande nemico della loro preghiera.

 

MAURIZIO
BARUFFALDI
giornalista e scrittore

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