Persecuzione in ufficio Quasi come in famiglia

  • Lavoro

LAVORO Le pratiche persecutorie verso il lavoratore integrano il reato di maltrattamenti in famiglia quando il rapporto tra datore e dipendente si qualifica come para–familiare, caratterizzato da relazioni intense e abituali e dalla soggezione di una parte nei confronti dell’altra. Nei rapporti di lavoro, un simile reato ricorre quando il soggetto agente versa in una posizione di supremazia che si traduce nell’esercizio di un potere direttivo e disciplinare che fa ipotizzare una soggezione, anche di natura meramente psicologica, del soggetto passivo, riconducibile ad un rapporto para–familiare. Al di fuori di tali situazioni di fatto e di diritto, non vi é nesso di supremazia idoneo ad esporre la parte offesa a situazioni assimilabili a quelle familiari. Così la Cassazione nella sentenza n. 26766 del 28 giugno 2016.

 

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