Il Referendum come la Brexit?

  • Maurizio Guandalini

Anche il Fondo Monetario Internazionale tiene d’occhio il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale. È come il referendum sulla Brexit? Ha lo stesso valore? Se vincono i No, sarà catastrofe? L’Italia ha ottenuto credito, anche gli schei, dai “confratelli” europei, e dal resto del mondo, sulla capacità di fare le riforme (attese da sempre): tanti occhi ci guardano e sappiamo che gli stranieri, per le interpretazioni, prediligono  l'accetta mai a pié sottile. Non sarà diluvio universale, però, più della riforma stessa, vale la voglia, e l’affidabilità, degli italiani, al cambiamento, a dare corso veloce alle chiacchiere. Ancor di più se questo avviene in periodi di piena turbolenza finanziaria. Non è in ostaggio, o sotto ricatto, la libera volontà degli italiani, però, in un mondo interconnesso, poco ci manca: abbiamo visto come il caos dell’esito elettorale in Gran Bretagna lascia quel Paese in balia del trambusto istituzionale. Ma lì stiamo parlando, comunque, di una potenza robusta.
Spostiamoci nella vicina Spagna, allora, dove le ennesime consultazioni elettorali hanno consegnato un Paese immobile, incapace di uscirne, dove è altamente improbabile la nascita di un nuovo Governo. Anche per questo, mettere mano alla riforma costituzionale, che andrà a referendum in Italia, e alla legge elettorale, l’Italicum, che è già in vigore, è un segnale di movimento. È vero, in Spagna tutto procede anche senza esecutivo in carica, ma è uno smacco che renderà, inutili, agli occhi dei cittadini, gli stessi partiti.

In Italia si sa, pensavo fosse amore invece era un calesse. Ad oggi non si capisce più nulla sul referendum prossimo venturo. Non si sa quando si farà. C'è chi sta trafficando per rimandarlo a chissà quando. Altri che lavorano al cosiddetto spacchettamento, cioè dividere il quesito referendario (che non è semplice come quello della Brexit) in più quesiti (e quindi più schede e via via). Altri, ancora, stanno approntando qualche appunto per cambiare, in Parlamento, quell’Italicum che, usato oggi, sarebbe sbilenco: infatti al Senato si voterebbe in un modo e alla Camera in un altro (perché è una legge fatta per la Camera, con un Senato di non eletti).
Insomma siamo in pieno carnival brasilian che ci porta a dire: ma quale ok corral, ma quale duello finale, vedrete che alla fine se non è pan cotto è pan bagnato, una pacca sulle spalle, a destra e a manca, e verrà fuori un pastrocchione simil porcellum. D’altronde, chi vuole ridiscutere, riaprire sempre le danze ha, come solo obiettivo, tirare a campare che è sempre meglio di tirare le cuoia.

 

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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