Uranio, una legge tutelerà i militari

Uranio impoverito
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Roma. Una proposta di legge che cerca di riparare ai danni del passato, il muro di gomma che da sempre ha respinto ogni tentativo di fare giustizia sul caso uranio e di tutelare i soldati. Ci sta pensando la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito: il presidente Scanu aveva promesso che sarebbe stata l’ultima commissione d’inchiesta su questo tema, e sembra proprio che ci stia riuscendo. Ieri i membri della Commissione, alla presenza dei superconsulenti Raffaele Guariniello e Domenico Leggiero (Osservatorio militare) hanno presentato un’iniziativa legislativa che ha messo d’accordo maggioranza e opposizione. E promette di far diventare legge il primo provvedimento organico che affida all'Inail, come organo terzo e autonomo, la valutazione dei rischi cui sono sottoposti i militari e la tutela previdenziale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali delle Forze Armate. E al personale del ministero del Lavoro la vigilanza sui luoghi di lavoro anche dei militari. «Deve diventare legge prima della fine della legislatura», promette Scanu.

«A oggi più di duemila militari hanno fatto domanda di risarcimento per patologie correlate a uranio impoverito, amianto, radon e multifattorialità. Un terzo di loro ha ricevuto risposta positiva. Gli altri sono in attesa di un verdetto o si sono visti negare il risarcimento. Noi proponiamo di superare l'anacronistica separatezza della giurisdizione della Difesa, portando anche le Forze armate nell'ambito della gestione dell'Inail, organo competente, terzo e autonomo. Non ci possono più essere controllati che controllano i controllori».

Prossimo step: i poligoni sardi
Entro dicembre una seconda relazione della Commissione riguarderà proprio i poligoni militari Perdasdefogu, Capo Frasca, Teulada: il presidente della Commissione Scanu non ha usato mezzi termini e ha promesso che entro dicembre ci sarà una nuova relazione che si occuperà anche della questione sarda, dove a essere ammalati sono anche i pastori e i cittadini che vivono vicino ai poligoni. L’obiettivo è chiuderli e riconvertirli anche con l’uso di tecnologie aerospaziali.

STEFANIA DIVERTITO

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