Nessuna ripresa con un fisco così duro

  • Massimo Blasoni

Una delle ragioni cruciali della nostra crisi (e della crisi europea in cui si colloca) va individuata nell’espansione del prelievo fiscale. Se non si riuscirà a invertire il processo in atto, questo crescente spostamento di risorse dal settore privato al settore pubblico è destinato a mettere in grave crisi l’intera società occidentale. Nel corso della storia sono numerose le società fallite a causa di una tassazione abnorme: deve allora farci riflettere il fatto che nel corso del ventesimo secolo, nonostante il massiccio ricorso all’indebitamento e all’espansione monetaria, la tassazione abbia raggiunto livelli sempre più alti e sia aumentata mediamente di cinque volte nella maggior parte dei Paesi occidentali.
L’impennata della pressione fiscale nei Paesi europei è stata resa possibile dalla formidabile crescita economica conosciuta in questa fase storica. Livelli di prelievo che sarebbero stati considerati insopportabili da una società povera e senza alcuna capacità di sviluppo sono stati accettati, senza troppe reazioni, nelle fasi di boom ed espansione. Oggi le cose sono cambiate. Il nostro Paese ha uno dei sistemi tributari più pesanti e inefficienti d’Europa: la pressione fiscale è elevata, soprattutto su lavoro e impresa, e il sistema amministrativo è barocco, confuso e costoso in termini di tempo e risorse. E, soprattutto, lo Stato spende male.
 
In Italia questa dilatazione del prelievo tributario ha raggiunto livelli elevati, soprattutto negli ultimi venticinque anni, così che oggi la situazione è divenuta insostenibile. Dal 2005 al 2015 la pressione fiscale (apparente) è salita di 4 punti percentuali, passando dal 39% al 43%. Un primato europeo. Basti pensare che i tedeschi hanno visto aumentare la pressione fiscale su Pil di non più di un punto percentuale mentre spagnoli e inglesi l’hanno ridotta. Il maggior peso per gli italiani è stato di decine di miliardi e questo spiega in parte le difficoltà delle famiglie e di un sistema produttivo in cui troppe aziende chiudono o subiscono significative contrazioni. La pressione fiscale reale, cioè tenendo in conto del sommerso che non paga imposte, è oggi in Italia sopra il 50%. Quando un’economia indietreggia e la pressione fiscale cresce, è irragionevole attendersi una ripresa.

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente
del Centro studi ImpresaLavoro

Articoli Correlati
Massimo Blasoni

Spesa pubblica e risparmi

L'opinione di Massimo Blasoni sul fallimento della spending review
Massimo Blasoni

Pil, gli sbagli del governo

L'opinione di Massimo Blasoni
Massimo Blasoni

Pensioni, giovani ancora dimenticati

L'opinione di Massimo Blasoni (presidente del centro studi ImpresaLavoro) sul recente acordo siglato tra Governo e sindacati