Murgia, non parliamo di tragica fatalità

  • IL COMMENTO DI GIAMPAOLO ROIDI

La tragedia di Andria è la tragedia di un Paese che si crede - prova a convincersi di essere - un Paese ad alta velocità e regolarmente inciampa sui binari morti delle proprie periferie, dei territori più estremi ma non meno vissuti e popolati. Il binario unico della tratta Andria – Corato fa drammaticamente il paio con i topi di Torbellamonaca, profondo est di Roma Capitale, nella denuncia di un’Italia di frontiera, dove si può morire in un frontale tra due regionali o si rischia la leptospirosi per due tiri a un pallone nel campetto dietro casa.

Due immagini della stessa arretratezza, malcelata e mal raccontata dai cantori dell’Italia smart, quella dell’alta velocità che il mondo ci invidia, l’Italia delle esposizioni universali e delle capitali economiche, l’Italia che funziona, che pure c’è, ma dove l’effetto “contagio virtuoso” sui tanti hinterland dimenticati funziona soltanto in presenza di grandi interessi sul mercato dei beni e dei servizi. Vale per la banda larga, quei miracolosi cavi in fibra ottica che fanno volare le connessioni internet e di cui ampissime aree del Paese sono sprovvisti, vale per i treni, per gli ospedali, per i servizi essenziali più diversi.

Le periferie dei nostri territori, anche di quelli più famosi e centrali, stanno diventando un Paese nel Paese di cui la politica si occupa male, perché rende meno mediaticamente ed è più difficile trovare risorse, e dove la criminalità mette radici, spesso garantendo lavoro a chi non ce l’ha. 

No, la tragedia della Murgia non è la storia di una tragica fatalità. Quello scontro frontale tra due treni su un solo binario racconta l’enormità di una questione meridionale che riguarda anche tanti territori del profondo Nord. Racconta di un Sud della politica, che non riesce a imporre la propria agenda a Roma, impegnata sulle grandi riforme, parimenti necessarie, e che fanno più notizia sui giornali. La tragedia della Murgia fa ripensare al Ponte sullo Stretto. Che senso ha pianificare grandi opere quando in molte regioni i treni ancora si alternano su un solo binario? Sono favorevole alle Olimpiadi a Roma, ma vorrei essere rassicurato: è certo che i Giochi aiuterebbero i romani a liberarsi dai topi, dalle buche e dai tanti passaggi a livello bloccati della pubblica gestione? In passato non è andata sempre così. Le nostre periferie hanno bisogno di tante piccole opere, che farebbero del nostro Paese un Paese più giusto.

GIAMPAOLO ROIDI

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