Evviva i “vecchi” in televisione

  • Maurizio Guandalini

Sarà come dice Freccero che il futuro  della tv è la convergenza, nell'era dell'on demand. Ognuno fa, prende, mette e toglie i programmi che più gli piacciono. Resta il dubbio amletico sul perché c'è tanta voglia di tv generalista (la nostra Raiuno, Raidue, Raitre, Canale 5 ecc.). Cioé di quella tv (melange) che qualche anno fa ne era stata sentenziata la fine. E invece, oplà,  anche canali monotematici, nati per il digitale terrestre, vogliono diventare generalisti (l'8 e il 9 del nostro telecomando, rispettivamente di Sky e Discovery, che per il 2017 si è presa Maurizio Crozza). Hanno capito che quasi l'intero mercato pubblicitario, la ciccia, è lì ed è meglio presidiare. Si spiega in questa “convergenza” il ritorno su Raiuno, a ottant'anni suonati, nella sua dimora per eccellenza, Domenica in - insieme a Sanremo, che è la sua seconda casa -, di Mr. Pippo Baudo da Militello in Val di Catania. Un rientro dopo anni di riposo forzato. Sia chiaro, quando sento che occorre fare una tv per giovani mi viene il voltastomaco. Lavorare per categorie anagrafiche, una contro le altre armate, è una emerita sciocchezza. Ancor più in Italia dove la popolazione tende ad invecchiare e quindi parametrarsi nello scontro giovani-vecchi è una parodia per altro utile a nulla. La tv è soprattutto gioia e felicità: noi la guardiamo e vogliamo trovarci chi ci piace.
La tv è soprattutto gioia e felicità: vogliamo trovarci chi ci piace
Evviva, allora, Pippo Baudo che, insieme a Mike Bongiorno, è la televisione. È cosa buona e giusta saper valorizzare i tenori, i nonni, quelli dai capelli bianchi. Ci siamo stufati da dover apprendere il nuovo da quattro giovanotti sgallettati che un gruppetto di amici (spesso nelle redazioni dei giornali) ha battezzato come fenomeni. Evviva i “vecchi”. Almeno c'è qualcosa da imparare tra stile e signorilità. Spesso ci dimentichiamo che la tv non è  solo tempi, slang e giovanilismo. Onoriamo chi ha fatto, tanto, prima di noi. L'Italia è arrivata in ritardo ma essere arrivati comunque  è un pregio, atteso, per la verità, anche da Mike Bongiorno quando era in vita, mentre fu accantonato da Mediaset e Rai, le sue due mamme, di latte e adottiva. Non si fa. In tv, come nelle altre professioni, si è intesa la rottamazione, o il cambiamento, in generale, dando il benservito a una schiera di robusti mentori che ci avrebbero dato una buona mano a far meglio e, soprattutto, a orientarci, a non fare gaffe. E un modo di fare, onora il padre, che una nazione dovrebbe tenere presente sempre, senza paura, perché quando sono chiari i ruoli, e le persone, si capisce meglio da che parte sta il nuovo.

 

MAURIZIO GUANDALINI
Economistae giornalista

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