Dio ci scampi dal mammismo in politica

  • PAOLA RIZZI

Dopo aver introiettato per decenni, anzi secoli, che essere madri era un handicap per svolgere alcune attività a tempo pieno e di responsabilità come la politica e l’amministrazione della cosa pubblica, guarda un po’ in pochi giorni a quale ribaltamento di visione stiamo assistendo.
Prima mamma Virginia Raggi che giocherella con il suo pischello sul seggio appena conquistato al Campidoglio con un che di vagamente proprietario.
  Poi una delle candidate alla leadership dei Tories, Andrea Leadsome, che butta sul tavolo del dibattito come atout che la renderebbe più adatta al ruolo il suo essere madre, e quindi orientata al futuro e alla pianificazione,  al contrario della competitor, Theresa May, che, poverina, non lo è.

Mai argomento del genere si è sentito in uno scontro tra uomini (io sono meglio di te o peggio di te perché sono padre) il che non è necessariamente un bene né è un termine di paragone. Anche se a pensarci bene ultimamente si è introdotta la variabile Vendola con la moltiplicazione mediatica della sua recente paternità e l’esibizione planetaria del capino del piccolo Tobia, ma il discorso qui ci porterebbe troppo lontano.

  Tra le tante competenze e virtù da pretendere da chi si impegna in politica il fatto che una donna  sia mamma non dovrebbe essere un fattore decisivo, anche se certamente è un elemento non secondario della biografia privata. La mamma è una cosa buona, come la panna e la schiuma diceva Gaber, ci intenerisce tutti e  ci predispone positivamente. Ma utilizzata al di fuori  dei suoi campi di applicazione, si trasforma in un’immagine stereotipa. Poco cambia se lo stereotipo è positivo, dio ci scampi dal mammismo  in politica soprattutto se telegenico e social.
 Per la cronaca segnalo che la più sobria torinese Appendino, che ha partorito cinque mesi fa, in piena campagna elettorale, non si è ancora presentata  con la bimba al collo ad allattare in aula, cosa che per altro sarebbe certamente plausibile.  Penso che non lo farà.  In ogni caso i bambini lasciamoli in pace.

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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