Attenti ai facili parolai che poi non governano

  • Maurizio Guandalini

Mister Farage, quello dei nazionalisti inglesi, in preda a fifa&arena  se l’è data a gambe: per lui l’obiettivo, l’uscita dall'Ue, è stato raggiunto e quindi si è dimesso da ogni incarico nel partito. Comoda. Prima ha ingannato i ceti popolari inglesi acchiappando il loro consenso su farlocche promesse, come quella della Brexit, che avrebbe portato miracolosi denari al servizio sanitario nazionale  e, successivamente, quando ha capito che non aveva il fisico del ruolo, ha chiuso la saracinesca dell’impegno politico. Grande senso dello Stato. Ma per via di improvvisazione potremmo parlare anche di Cameron che il referendum l’ha voluto e l’ha spiaccicato, davanti agli inglesi, senza preoccuparsi che tutti i suoi concittadini fossero in grado di capire e di comprendere la posta in gioco. Tanto è vero che, in Gran Bretagna, si discute se sia il caso di far votare gente che non è informata nel merito dei quesiti referendari. È un fil rouge che ci coinvolge. Anche da noi quando vedi, dall’oggi al domani, candidati leader, li chiamano così, che hanno dei picchi di consenso, potenziale, altissimo senza sapere, la gente,  se il leader in questione ha meriti particolari, le esperienze che ha fatto, se ha mai governato qualcosa, ecc. Oppure ci sono movimenti politici che in campagna elettorale suonano la fanfara dei diversi, promettendo Roma e toma,  e poi  quando li vedi presto all’opera hanno, risma e litanie, le stesse, tali e quali, dei vecchi partiti. Sorprende la superficialità del corpo elettorale e la mediocrità delle classe dirigenti, e nostra in generale, che dà il via libera a persone che non gli daresti da gestire nemmeno la cassa in rosso della bocciofila.
 
In un articolo di Gianna Fragonara sul Corriere, ripreso da Dagospia, c’è l’annuncio dell’uscita di un saggio del filosofo Alain Deneault dal titolo, lo traduciamo in italiano, La Mediocrazia, che denuncia il predominio, negli atenei come nelle stanze dei bottoni (imprese e istituzioni), di un esercito di pecoroni, persone mediamente informate, assimilate, pigre e sbiadite. Sono quelli che quando li vedi ti chiedi: ma come hanno fatto ad arrivare lì? Dimenticando appena un’ora dopo che sono i lor signori da noi votati e scelti. Quindi un bell’esame di coscienza e chissà che questa mediocrità non sia corroborante per tutti. Il talento o il genio non li trovi  dietro l’angolo: e, consoliamoci, perché nemmeno sarebbero capaci di fare, nella pratica, alcunché di interessante e utile. All’erta a chi diamo lo scettro del potere c’è il rischio, palpabile, che ce ne potremmo pentire.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

 

Articoli Correlati
Maurizio Guandalini

La rinfrescataalla memoria

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Il vigore di Bruxellessul copyright

L'opinione di Maurizio Guandalini
Maurizio Guandalini

Per crescere non servechiudersi a riccio

L'opinione di Maurizio Guandalini