I pm puntano il dito contro i fiancheggiatori

  • MAFIA / FIERA

GIUSTIZIA Un quadro «davvero desolante». Sono le parole usate dal gip Mannocci nell’ordinanza di oltre 200 pagine che ha portato in carcere 11 persone per associazione a delinquere, reati tributari e riciclaggio. L’indice dei magistrati è puntato contro gli arrestati, ma anche su tutto quel sottobosco di  amministratori di aziende, consulenti, notai e commercialisti che «non hanno voluto vedere» ciò che accadeva intorno a loro.

«Si sono visti consulenti che hanno utilizzato mogli come prestanome», scrive il giudice, «commercialisti che hanno consigliato modalità operative fraudolente; gestori di imprese - ad esempio la Nolostand spa - che hanno discusso con Nastasi e Pace (due degli arrestati, ndr), ben sapendo che gli stessi non ricoprivano alcun ruolo formale nelle compagini sociali; notai che hanno consigliato Nastasi su come operare nel modo più spregiudicato possibile senza correre rischi; avvocati che offrono suggerimenti e si adoperano per trovare prestanome “puliti”».

Il tutto in un contesto, aggiunge il gip dopo aver ricostruito il passaggio di denaro dalla Lombardia alla Sicilia, in cui «l’unica lettura logica è l’agevolazione dell’associazione mafiosa». Modalità di comportamento quello degli indagati con «logiche e, soprattutto, condotte che si presentano in territorio lombardo con le stesse modalità con cui, da oltre un secolo, si manifestano in territorio siciliano». METRO