Tasse: Tagliare sì ma quali?

  • Massimo Blasoni

Che in Italia vada ridotto il carico fiscale son tutti d’accordo. Il problema è capire quali tasse tagliare e in che misura. L’ultima legge di Stabilità prevede ad esempio che l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società (Ires) passi l’anno prossimo dal 27,5% al 24,5%. A leggere alcune dichiarazioni del governo tale norma potrebbe però essere modificata. Insomma, l’aliquota attuale non si toccherebbe per agire sull’Irpef o contribuire a scongiurare l’aumento dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia. Anche questi sono obbiettivi sacrosanti ma sarebbe un errore non continuare l’azione a favore delle imprese che è stata avviata con la riduzione dell’Irap sul lavoro.
Il sistema imprenditoriale italiano soffre oggi di condizioni svantaggiose rispetto ai principali competitor europei. Dal maggior costo dell’energia a una giustizia civile lentissima, passando per una burocrazia che spesso rappresenta un macigno per le attività produttive. Svetta, purtroppo in negativo, l'entità della tassazione. Nel report annuale Doing Business la Banca Mondiale ci assegna il primato europeo per l’incidenza delle imposte sui profitti, addirittura il 64,8%. Un total tax rate rilevantissimo se paragonato al 48,8% tedesco o al 32% inglese. Per carità di patria nemmeno andrebbero citati i dati relativi all’Irlanda o della Danimarca, ancora inferiori. Le imposte non sono certo l’unico parametro, tuttavia il loro altissimo livello scoraggia lo start up di nuove imprese e non attrae capitali esteri.

È vero che non esistono ricette miracolose per la crescita. La ripresa dell’occupazione e il rafforzamento della competitività non possono però reggersi su un modello che disincentiva le aziende a fare investimenti, soprattutto proprio quando quelli pubblici si vanno fortemente riducendo (meno 18,5 miliardi rispetto al 2011). Per le aziende la leva fiscale è la più idonea: c'è dunque da augurarsi che il governo non faccia passi indietro, piuttosto il contrario. Occorre passare dall’incentivo all’assunzione - la decontribuzione del Jobs Act non pare aver ottenuto grandi risultati – alla creazione delle condizioni per nuove assunzioni. Non è un gioco di parole ma semmai la differenza tra una politica liberista e una che pone al centro lo Stato.

MASSIMO BLASONI
Imprenditore, presidente
centro studi ImpresaLavoro

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