Berlino e Parigi L’europa è loro

  • Maurizio Zuccari

Si sussurra che a una cena di gala, alla vigilia del Brexit, Elisabetta II abbia chiesto ai suoi ospiti: datemi tre buone ragioni per restare nell’Ue. Non si sa l’esito del mini referendum, forse solo imbarazzati sorrisi, diversi dai toni di tregenda del voto che ha spinto la Gran Bretagna al largo dei maremoti d’Europa. Resta la sintonia tra la vetusta regina e i suoi sudditi, assai maggiore che con l’ex primo ministro Cameron. Che con logica tutta british s’affretta a dimettersi e poi piglia tempo in attesa d’un premier e di un governo – cioè di se stesso, a meno che i fautori del leave non bissino in salsa inglese il successo referendario – destinati a traghettare la gran Bretagna alla larga dall’Europa.
Comunque il popolo – bue o sovrano a seconda dei gusti dei commentatori – s’è schierato e spaccato, la Gran Bretagna è fuori dall’Ue. Resta da chiedersi quando mai v’è entrata, l’Albione un dì perfida. L’euro non l’ha mai accettato, nel mercato comune è sempre stata con un piede dentro e l’altro fuori, a farsi i fatti suoi e quelli altrui quando non coincidevano coi propri. Militarmente, poi, gli inglesi sono da almeno mezzo secolo il cavallo di troia statunitense nel vecchio mondo. Per loro l’Europa è stata un terreno di conquista mai conquistato, un posto dove fare quadrato, come Wellington a Waterloo, per evitare che altri la dominassero e si piazzassero sulla soglia di casa da padroni. Fossero i reali di Spagna, Napoleone, il kaiser Guglielmo, Hitler o l’Angela Merkel. Che difatti gongola senza darlo troppo a vedere, per essersi levata gli inglesi di torno. Ora l’asse Berlino-Parigi potrà fare di questa Europa un sol boccone, se lo vorrà, coi questuanti mediterranei a spartirsi le briciole. Spagna e Italia neanche se lo volessero potranno alzare la voce e cambiare la rotta, con governi malcerti e destinati a non reggere ai venti d’autunno.
L’Europa da cui il battello britannico s’è staccato senza mai esservi approdato davvero è una nave alla deriva, e il popolo – bue o sovrano poco importa – l’ha capito. Nell’Europa della finanza e del mercato globale non c’è posto per lui. Meglio tornare alle frontiere, ai dazi, a produrre in cortile. Meglio essere padroni in casa propria che servi nella casa di tutti, dove le chiavi le possiedono in pochi e quei pochi decidono chi siede a tavola e chi sta fuori dalla porta. Dove finirà questa nave si vedrà. Per ora c’è nebbia sulla Manica, il continente è isolato. Come recita un adagio inglese assai più vecchio di questa Europa che affonda.

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