Brexit, piccolo mondo antico

  • Maurizio Guandalini

Brexit? Per la maggioranza la sola strada possibile per un bel vaffa all'establishment che suonava la fanfara per stare dentro. E pensare che la Gran Bretagna non è  l'ultima nazione sfigata; quel suo stare nel mezzo gli ha giovato portando a casa prebende che ce lo sogniamo noi italiani.

Chapeau per il coraggio dei ceti popolari che, per la prima volta, sono corsi in cabina elettorale. Ricchi contro poveri. Di fronte all'inerzia parolaia dell'Unione, al bla bla retorico, meglio giocarsi anche l'ultimo pound. Biasimarli? Cosa avevano da perdere? Poveri sono e forse poveri rimarranno. Incolpare gli inglesi perché vogliono far da soli?  

Della Brexit ci piace il gesto rivoluzionario. Miseria? Fine dei commerci? È stato un uso scellerato  delle parole da parte di Cameron&C. Nei cittadini era già passata l'idea che tanto peggio di così non poteva andare. Le prove dell'Unione sono, quelle sì, catastrofiche. No posti di lavoro e nemmeno pane da mettere sotto i denti:  stecca, qui, il liturgico cantico del valore dell'Unione europea.

Ha stancato, fatti occorrono fatti per dire che è la migliore. La classe dirigente europea è un intruglio di persone che ha poco sale in zucca. Non c'è leadership. Dalla crisi dei migranti a quella finanziaria hanno pescato solo triglie. Cosa deve fare un cittadino in difficoltà? Lo si vuole incolpare perché vuole richiudersi nei confini del proprio Stato?

Ma se tu leadership europea non sai da che parte cominciare per dare le dritte sugli immigrati o ti ostini con politiche finanziarie da strapazzo è logico che scatta lo spirito di sopravvivenza. Il fai da te. Il voltarsi indietro verso il piccolo mondo antico. 

Non c'è da recriminare alcunché e tanto meno dare lezioni di patriottismo europeo, dall'Erasmus e alla libera ciricolazione, di quel retorico e sonnacchioso quanto paludato “E ora dobbiamo rendere l'Europa più umana e giusta”.

Altre uscite a breve non ci saranno però se gli effetti della Brexit saranno positivi un pensierino in testa a qualcuno verrà. È un tema delle prossime campagne elettorali. Il limite? C'è una distonia tra le classi dirigenti scelte a condurre questi cambi epocali e la loro capacità strategica:  il futuro nelle mani a personaggi come Farage non è  il massimo. Ma è il risultato della minore capacità delle altre leadership, quelle alla Cameron  per intenderci. Tranquillo Salvini.

In Italia non ci prenderemo mai la briga di uscire dal nostro cantuccio. Gli italiani non sono gli inglesi: noi staremmo a lagnarci passando da Vespa a Floris, mentre i capataz del Tamigi si sono già rimboccati le maniche.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista
 

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