Trasporti locali Il nodo delle Regioni

  • Maurizio Guandalini

Questa di Del Rio me la sono segnata con l'evidenziatore. Il ministro dei Trasporti, a Mantova, ha detto che è “al lavoro per i pendolari”. Se in sequenza ci attaccate un po' di fuori binari, per nulla piacevoli, proprio su quella Mantova-Milano che, in questi mesi, è molto frequentata  da turisti, che arrivano e partono dalla terra di Virgilio, capitale della cultura 2016, il giochetto è belle che fatto. Treni Vivalto “spacciati” come nuovi, per nulla confortevoli, vanno in tilt un giorno sì e l'altro pure, cumulando abbondanti ritardi. Ma non c'è nulla da fare perché, dall'alto dei cieli, ci rispondono che tutto va bene, anzi che la puntualità è un must. Insomma gli devi dire grazie, altroché lamentarti. Meno male c'è Del Rio che mette una pietra tombale sulle lagne delle regioni (gestori del trasporto locale) perché ora, i vari governatori, hanno i soldi per far funzionare meglio i treni con  una gara aperta per 4 miliardi di euro e una società mista con privati che acquisterà treni per un miliardo di euro. Noi, fedeli alla linea di Frate Indovino, abbiamo inserito in calendario, da anni, la ricorrenza  delle promesse impacchettate a uso e consumo per i pendolari. Anche se, esagerando in accondiscendenza, ci sorge, di frequente, il dubbio di essere, noi, lagnosi in eccesso. Piagnucoloni. Lamentosi. 
Non sempre la soluzione dei problemi passa  dall'avere più soldi da spendere. 
Quando leggiamo che, all'Atac, l'azienda dei trasporti romana, nel giorno della partita della nazionale di calcio, le assenze per malattie sono aumentate da 150 a 406 oppure che, ben 350 dipendenti,  imparentati con sindacalisti, sono stati assunti negli ultimi dieci anni, per chiamata diretta, qualche domandina ci sorge spontanea. Insomma, l'equazione più soldi uguale trasporti efficienti non c'entra nulla. Ma, allora, perché, quando si accarezza il muro delle responsabilità,  diventa, magicamente, di  gomma? Se l'Antitrust ci allarma dicendo che il trasporto pubblico locale, seconda voce di spesa per le Regioni, dopo la sanità, è un colabrodo, per scarsa concorrenza, poche gare e servizi scadenti, mi chiedo se vogliamo continuare a lasciare nelle mani, proprio delle regioni, tutto l'ambaradan. Avanziamo un dubbio scolastico: non sarà il caso di fare un bel repulisti e togliere il giocattolino dalle mani dei governatori e dei loro assessori? Nel frattempo attendiamo, con ansia, una normativa, ora, a riposo volontario in Parlamento, che favorisca una maggiore (e vera) concorrenza. A quel punto vedremo certe aziende pubbliche come se la caveranno ad uscire dal guado. Pagherà Pantalone?

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalsita

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