La resistenza di Zerocalcare ed Erre Push

  • Fumetti

ROMA «Indignarsi è il minimo. Il problema è che oggi il minimo è diventato il massimo».
Basterebbe questa frase, vergata sull’immagine di un classico “leone da tastiera” che crede di aver fatto la rivoluzione per aver trascorso la giornata condividendo e commentando sui social,  ad attribuire il giusto valore a “Prossima fermata. Una storia per Renato”, fumetto scritto da Zerocalcare e Erre Push. Dove Renato è Renato Biagetti, il ragazzo ucciso da un commando fascista nell’agosto 2016 dopo una serata trascorsa a ballare a Focene, non più periferia di Roma, ma neanche ancora provincia. L’unica colpa di Renato era “sembrare una zecca”. Perciò lo accoltellarono. Colpito al cuore, morì poco dopo.
Ma questa raccontata con la consueta ironia e maestria dai due geni del fumetto italiano, non è solo una storia romana. E non è un caso che il libro faccia parte della campagna “Io non dimentico”: il ricavato  andrà a sostenere le attività del Comitato “Madri per Roma città aperta”. Dove Roma potrebbe essere un “non luogo”, una culla che accoglie donne come Heidi Giuliani in una lotta comune. Incontriamo Michele (Zerocalcare) e Roberto (Erre Push) ai tavolini di un bar di San Lorenzo, a Roma. Come per Renato, tutte queste storie hanno un denominatore comune:  barbare uccisioni derubricate a episodi marginali di cronaca. Erre Push: ogni volta che c’è un’aggressio politica o razzista si dice che la politica non c’entra. Sono risse di balordi. È tutto un degrado,  un unico calderone dove tutto diviene  simile o similare. L’equidistanza è un errore. Bisogna dire a chiare lettere che l’aggressione a Renato è stata fascista. Quando anche dalle più alte cariche dello Stato avvengono le riabilitazioni di Mussolini, bisogna indignarsi ma non basta.
E cosa bisogna fare?
Zerocalcare: Rompere l’assuefazione con reazioni immediate. Non lasciare passare queste frasi che diventano realtà. Siamo nell’epoca dei leoni da tastiera. Sembra che basti condividere uno status sui social per contribuire alla rivoluzione.
Come si può sconfiggere quest’apatia collettiva?
Zerocalcare: I percorsi collettivi danno forza. Ma impongono sacrifici. Però è l’unica strada possibile per resistere alle barbarie dei fascismi. La politica c’entra eccome. Quando tollera certi messaggi razzisti e omofobi o addirittura li avalla con azioni di governo, come quando Alemanno mostrò la svastica, oppure vengono quando li considera equidistanti da altri. Bisogna occupare gli spazi, metterci la faccia. Resistere, ognuno come può.
Erre Push: È fondamentale mettere un freno alla rassegnazione dell’omofobia, delle aggressioni, del razzismo. In questo senso la storia di Renato, accaduta nella nostra Roma appena dieci anni fa, è una storia che riguarda tutto il Paese. Da questo punto di vista la sfida è anche aprire le nostre collettività dove la partecipazione è azione politica. E resistenza.

STEFANIA DIVERTITO

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