Non reagiamo alla crisi

  • Massimo Blasoni

La crisi è l’effetto dei nostri errori passati e dell’incapacità di riformare il presente. Non è vero che sia solo di natura economica: sia il declino sia l’incapacità di reagirvi sono il frutto di qualcosa di più complesso. Formalismi e burocrazia sembrano le uniche patenti di credibilità e invece frenano le idee e l’innovazione. Tutto sembra difficile da realizzare, soprattutto se è nuovo, e gli elementi migliori spesso migrano all’estero (come hanno fatto, negli ultimi dieci anni, ben 896.510 nostri connazionali).

Quello italiano è un modello tortuoso, formalista, burocratico, fatto di bolli e autorizzazioni. Con una produzione legislativa ipertrofica o superata dall’evoluzione dei rapporti sociali. Norme spesso annegate, quando sono ancora in fasce, nel numero enorme di decreti e regolamenti attuativi mai approvati. Ovviamente le responsabilità vanno ripartite e sono riferibili anche al sistema delle imprese, ai corpi intermedi, alla magistratura, all’università.

In Italia si impiegano più anni per realizzare il Ponte di Calatrava a Venezia di quanti servirono nel Cinquecento alla Serenissima per costruire quello di Rialto. Cosa consente ai cinesi di costruire il ponte sul fiume Donghai (uno dei più lunghi al mondo) in pochissimi anni e grattacieli in tempi record, mentre da noi le opere pubbliche languono per decenni?

Siamo il Paese del Colosseo e della Cappella Sistina ma ormai ci dimostriamo incapaci di qualunque altra grande opera e viviamo un minimalismo ossessivo quando a Londra e Parigi negli scorsi decenni si sono costruiti lo Shard, il Centro Pompidou e l’Arche de la Défense.

Non è questione di xenofilia, il nostro declino è una triste realtà ed è lì a dirlo l’esperienza quotidiana più dei dati Ocse sulla competitività in caduta del nostro sistema produttivo. Per la Banca Mondiale l’Italia è al 56esimo posto per la facilità di avviare e gestire al meglio un’azienda.

Ai primi tre posti svettano Singapore, Hong Kong e la Nuova Zelanda. Il nostro sistema produttivo è al 126esimo posto per efficienza del mercato del lavoro. Chi sarà quindi più competitivo, l’imprenditore italiano o quelli tedesco e francese che agli adempimenti formali possono dedicare la metà del tempo?

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e Presidente del Centro Studi ImpresaLavoro
 

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