Al voto il gioco giovane-vecchio

  • Maurizio Guandalini

Funivie, reddito di cittadinanza,  città pulite, pannolini gratis, quartieri per i rom, case popolari, sicurezza, irpef azzerata, asili nidi, lavoro per tutti, niente buche sulle strade, bus gratis per giovani e anziani,  ciclabili ovunque, risarcimento agli anziani borseggiati, nuovi marciapiedi, periferie riqualificate.  

Con il ballottaggio si è chiusa la “Due con” dei saldi e gli amministrati, ritorneranno con  i piedi per terra. Chi si sarà allargato troppo, con le promesse, davanti alle telecamere,  dovrà fare più di una marcia indietro.

Alla fine cosa rimane? Molti contenti perché hanno dato una sberla a Renzi, molti delusi perché si ritrovano sindaci della parte avversa. La contesa amministrativa delle grandi città si era ridotta ad un avviso di sfratto a Renzi, poco o nulla interessava il tombino rotto. Il caso: onesto, lavoratore con esperienza.

Se le qualità di un candidato sindaco, per vincere, sono queste (e sono queste), a Torino, Fassino, avrebbe vinto a mani basse. Così non è stato perché ha prevalso il gioco giovane-vecchio, nuovo e usato, telegenico e no, politica e antipolitica. E pensare che la storiella dei sindaci dell’antipolitica fa ridere i polli.

La classe dirigente dei comuni è politica o non è. Gorgheggiare i giganteggi della società civile, classe degli illuminati contro i trafficoni dei partiti può far scena giusto dove ci sono casi eclatanti di malaffare. Ma le classi dirigenti non sono fatte dallo Spirito Santo e non godono del tocco dell'Altissimo. Si guidano le città sporcandosi le mani. 

Per governare le tre capitali d'Italia (Torino, Milano, Roma) non servono municipi con le porte aperte ai cittadini (anche questa storiella ad effetto sparirà di fronte alle prime difficoltà) e qualche buona parola. Non solo di buche si tratta perché un sindaco di una città-nazione è paragonabile al premier del Paese: deve fare lobbying, contrattare, mediare, trovare vie d’uscita, salamelecchi vari.

Chi non seguirà questo copione sarà fuori come è successo a tanti sindaci del Movimento 5 Stelle, da Parma a Livorno fino a Quarto e Bagheria.

Insomma quando si vota non si deve mai smarrire il senso, lo scopo per cui si vota.  Non si può preferire il ripiego perché Renzi dopo il referendum costituzionale di ottobre se ne deve andare a casa.

Certo il premier ha un problema di classe dirigente locale del Pd che va rimontata da capo a piedi ma gli altri non sono così splendidi splendenti, eppoi ci andrei cauto col  dire che una stagione politica è finita. Ricordate Berlusconi durato un ventennio tondo tondo?

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