Sul lago d'Iseo a piedi nudi nel caos

  • PAOLA RIZZI

“Qualunque informazione le dia io è sbagliata”. Sono circa le 17 di sabato quando con ammirevole calma il capostazione di Iseo certifica la debacle logistica dell’evento The Floating Piers, la passerella arancione realizzata sul lago di Iseo dall’artista Christo. Il giorno del debutto la macchina organizzativa è andata più volte in tilt perchè, da non credere, pare che non ci aspettasse tanta gente  (55 mila persone solo sabato) ansiosa di camminare sulle acque e da mesi martellata con un battage mai dedicato ad un’opera d’arte contemporanea. Un successo cercato ma a quanto pare inatteso. Da settimane poi era incessante l’invito a lasciare a casa l‘auto e usufruire del servizio potenziato di Trenord da Brescia per Sulzano, luogo di partenza della passeggiata sull’acqua. Errore. E consola poco sapere che sulle strade è andata anche peggio.

 Come un soldatino ho fatto così: macchina a Brescia, treno per Sulzano intorno alle 12,30, arrivo previsto alle 13. Alle 13,15, quindi già in ritardo, il treno si è fermato ad Iseo per 45 minuti. Perchè? Il tam tam parla di un problema alla stazione di Sulzano che non riesce a smaltire il traffico. Lo capiamo quando ripartiamo e arriviamo alla stazione in questione: la banchina è invasa da una folla compressa che vuole salire sul treno, chi vuole scendere deve farsi largo, un ferroviere grida: lasciate scendere, ma da solo può far poco e se ne va. Riusciamo a fatica ad uscire dalla stazione.

 Lo scopo del viaggio inizia ora: raggiungere la passerella. Sono fortunata, solo un’ora di coda sotto un sole a picco, altri ne faranno due, ieri anche tre. Poi si arriva sul  pontile  galleggiante, sempre in mezzo ad una folla, ma a piedi nudi. Approdati a Montisola la ressa è totale, in certi punti non si va nè avanti nè indietro, cestini dei rifiuti stracolmi, qualche bottiglia vola nel lago. Si fa  strada l’ansia del ritorno. Tornati ad Iseo la situazione è caotica: treni fermi, nessuno sa quando ripartono, perchè dalla cabina di regia, ossia la prefettura di Brescia, hanno deciso di non far più partire convogli per rallentare il flusso eccessivo di visitatori. Bus non ce n’è. Vigili e carabinieri allargano le braccia. Non sanno nulla. Poi compare un treno per Brescia: è la salvezza.

Trenord fa sapere che si sono adeguati alle indicazioni della cabina di regia. Sulla carta il servizio poteva trasportare 29 mila persone, con corse ogni 30 minuti: ma sabato con 25 mila passeggeri dichiarati è stato il caos. Grosse lacune sul coordinamento e le informazioni. Sabato alle 18 per l’allarme maltempo la passerella è stata chiusa, ma  chi è arrivato dopo non è stato avvisato: parcheggiata l’auto a 20 euro, navetta a 5 euro per arrivare a destinazione e scoprire solo lì che il pontile da ore era inagibile.
 Detto ciò il godimento dell’opera è finito un po’ in secondo piano, sopraffatto dalla disfatta logistica. Ma forse era una performance. E in effetti emozioni tante, anche se non tutte positive.

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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