Contro l'Is a Sirte un risiko pirandelliano

  • Maurizio Zuccari

L'OPINIONE A vederli, con le loro scarpe ginniche sopra un’improvvisata mimetica, con le magliette da basket sbracalate e il cappellino da baseball all’indietro, mentre sparacchiano dietro un muro di blocchetti di cemento o sopra un improvvisato pick up Toyota, viene da chiedersi: ma davvero questa è l’armata libica che sta liberando Sirte, avamposto d’Europa, dai ceffi barbuti del califfo? A vederli, i corpi dei giovani tunisini o nordafricani riversi nelle strade crivellati di colpi o smembrati dai pacchi bomba, viene da chiedersi: ma davvero sono questi i temibili combattenti dello stato islamico, la crema dei terroristi che sta difendendo Sirte, avamposto dell’Is in Africa? Quello che si consuma attorno alla città libica, epicentro degli scontri per spazzare via le bandiere nere del califfato dal Nordafrica, assomiglia più a una novella di Pirandello che all’epicentro d’uno scacchiere geopolitico alle soglie d’Europa. Così è se vi pare.

A complicare le cose oltre alle comparse sono gli attori in scena. La battaglia di Sirte, dove su 20 chilometri quadrati è assediato quel che resta del Saladino in armi, somiglia più a un risiko sgangherato che a una tragica macelleria. Dei tre governi, l’un contro l’altro armati, che si contendono l’eredità di Gheddafi, quello di Fayet el Serraj – sponsorizzato dall’Italia e riconosciuto dall’Onu, ma non dai parlamenti contrapposti di Tripoli e Tobruk – forte delle milizie di Misurata, delle guardie petrolifere della Pfg (che se la battono per conto loro) e delle forze speciali franco-inglesi senza dare nell’occhio, ha iniziato la battaglia finale per la riconquista della città, in mano alla Jihad dallo scorso giugno. Mettendo in piedi truppe che, per quanto raffazzonate, oltre al placet delle Nazioni Unite hanno battuto sul tempo le brigate del generale Khalifa Haftar, impegnate nella presa di Bengasi e nella riconquista della Cirenaica. L’uomo forte del governo di Tobruk, appoggiato da Usa ed Egitto, fino a ieri a libro paga della Cia, mastica amaro, interpretando il ruolo di grande assente dello scontro in Tripolitania e non più liberatore della patria. A complicare ancor più le cose è la galassia dei gruppi in armi, pro e anti islamici, pronti a giri di valzer con chiunque pur di ricavarsi briciole di territorio e petrolio nel caos generale. In tutto ciò, gridare alla vittoria liberatutti sull’Is a Sirte appare non solo prematuro, ma apre un vuoto di potere da colmare da parte di qualche altro pirandelliano personaggio in cerca d’autore.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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