I Giochi della discordia

  • Umberto Silvestri

Per loro natura e nascita, le Olimpiadi sono un elemento di unione, anche tra nemici, tra avversari. Lo erano nell’antichità quando s’interrompevano le guerre per permettere il loro svolgimento, lo sono state nel ’36, del XX secolo, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale quando si scelse la Germania di Hitler per realizzarle. I Giochi erano la pausa tra i  belligeranti, l’estremo tentativo di mediare, d’accordarsi, di  parlarsi e anche il proseguimento delle guerre con mezzi pacifici. Tutti erano chiamati a partecipare e nessuno voleva restarne fuori. Da allora sono passati secoli, addirittura millenni ma il valore fortemente simbolico di unione tra i popoli è rimasto intatto e  i cinque cerchi, in rappresentanza dei continenti, lo stanno a ricordare. Anche se i Giochi sono cambiati, così come la ragione sociale voluta dal Barone de Coubertin: “l’importante è partecipare”. L’importante è esserci invece e cercare pure di vincere. Tutti vorrebbero avere un’olimpiade nel proprio paese. E’ successo da noi nel 1960 e fu un ottimo avvenimento. Da allora  sono passati quasi sessant’anni,  il mondo è diverso, lo sport anche e i valori si sono affievoliti. I Giochi olimpici costano e sono poche le nazioni in grado di organizzarli. Alcune volte a dire sì sono i governi, altre i cittadini; si valutano i pro, si analizzano i contro e se  si decide si lavora insieme. Per le Olimpiadi del 2024 Coni e Governo hanno candidato Roma. I cittadini romani non si sono potuti esprimere ma già li chiamano i “Giochi del mattone” e questo, a mio parere, non è di buon auspicio. 

UMBERTO SILVESTRI
giornalista e scrittore

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