Brexit o no la nave affonda

  • Il commento di Maurizio Zuccari

La sintesi l’ha fatta Ben Garrison, in una delle sue vignette impoliticamente corrette: Abandon ship. Dove un vascello di Sua Maestà britannica veleggia verso un sole nascente, abbandonando la caravella Europa. Una nave che fa acqua da tutte le parti, infestata da musulmani, appesantita dal debito, tra trombe marine economiche e mostruosi pescecani politici, mentre l’Angela (Merkel) dà la rotta e sul pennone sventola la mezzaluna (del turco), sulla velatura di stelle stracciate d’Europa. Con la Grecia che vomita in un canto mentre l’Italia non c’è. Forse s’è nascosta in cantina, o folleggia in cabina. Gli euroburocrati fischiettano tranquilli al timone. Ecco la visione che della barcaccia europea hanno gli euroscettici. Per loro il 23 giugno, quando i britannici decideranno se lasciare o meno quest’Unione europea dove hanno sempre avuto un piede dentro e l’altro fuori, salveranno sé stessi e l’Europa voltando le spalle a Bruxelles. Così Boris Johnson, ex sindaco di Londra e in prima fila nel Brexit, al contrario del suo capopartito e premier, Cameron. Più di tutti è Donald Tusk, presidente del Consiglio Ue, il portavoce degli eurocrati: se passerà il Brexit sarà la fine per la civiltà politica occidentale, assicura. Addirittura. L’uscita della Gran Bretagna dall’Europa per la generalità di governi, banche centrali e, va da sé, media mainstream, è qualcosa a metà tra un nuovo diluvio universale e le sette piaghe bibliche. Le borse paventano crolli e franano (meno la City, però) ai sondaggi che danno vincenti i fautori del Brexit. Per i cittadini britannici chiamati al voto per salvare se stessi e l’Europa o la civiltà occidentale, infatti, lo scenario è assai meno catastrofico. Forse non vedranno aumentare il proprio potere d’acquisto, rivalutata la casa e magari rimessa in moto un’economia spenta come nel resto d’Occidente che ha sul mercato comune europeo uno sbocco risibile, come dicono i partigiani del sì, ma non vedono catastrofi all’orizzonte. Forse alla fine – da gente solida e concreta qual è – resteranno con quell’unico piede in Europa, strappando qualcosa a Bruxelles. La realtà è che quest’Europa che lega le mani e impone ai suoi membri d’affondare o remare, somiglia a quei matrimoni che non funzionano. Insieme si cola a picco, alla meglio non si va da nessuna parte. Meglio allora ognun per sé, con buona pace di tutti. Oppure si cambi rotta. Ma il nocchiero al timone fischietta tranquillo nella vignetta di Garrison, sulla rotta verso la voragine. Brexit o no. 

MAURIZIO ZUCCARI
giornalista e scrittore

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