Enzo Tortora, 33 anni dopo l'infamia resta

  • Vittorio Pezzuto

Venerdì prossimo, a 33 anni esatti dal clamoroso arresto di Enzo Tortora, la sua compagna Francesca Scopelliti consegna alla nostra memoria una selezione delle lettere che il celebre giornalista e presentatore televisivo le scrisse dall’inferno del carcere nel quale era stato sbattuto per “pentito” dire. Una vera e propria infamia, per la quale i magistrati titolari dell'inchiesta non hanno mai pagato una lira di risarcimento o un'oncia della loro carriera. Non c’è da stupirsene, visto che in questo Paese sono i flop a fare curriculum: Felice Di Persia venne addirittura nominato membro del Csm mentre Lucio Di Pietro ha recentemente lasciato la toga di procuratore generale della Repubblica di Salerno con un’ultima, incredibile intervista a Il Mattino («Tortora? Non una svista, l'arresto era inevitabile»). Pubblicato per iniziativa della Fondazione Enzo Tortora e dell’Unione Camere Penali, “Lettere a Francesca” (Pacini editore) è un libro prezioso che raccoglie una corrispondenza che la Scopelliti aveva finora custodito nel cassetto dei ricordi più intimi. Catturato nel cuore della notte del 17 giugno 1983 per associazione camorristica e spaccio di droga, la star amata da decine di milioni di italiani visse l’incubo di una giustizia ferma al Medioevo e promise di battersi fino all’ultimo non soltanto per affermare la sua estraneità alle accuse ma anche per denunciare le aberranti condizioni di vita dei detenuti. Promessa mantenuta: Tortora diventerà di lì a poco il grande leader politico della battaglia per una giustizia giusta, condotta nelle vesti di presidente del Partito Radicale e culminata con la vittoria schiacciante (poi tradita dal Parlamento) del referendum per la responsabilità civile dei magistrati.

 Aprite questo libro: sentirete l’urlo di un innocente straziato dall’assenza di diritto e di verità. Leggete queste lettere: traboccano di incredulità e indignazione, ma anche di dolcissimo amore per la sua Francesca. Scoprirete così di non poter restare indifferenti alle parole – purtroppo ancora attuali – di un detenuto dalla coscienza limpida e libera che lancia la sua accusa a magistrati prigionieri di un teorema giudiziario e a giornalisti corrivi con la Procura di Napoli, ingabbiati dal pregiudizio e dalla malafede.

VITTORIO PEZZUTO
Giornalista, autore de "Applausi e sputi, le due vite di Enzo Tortora"

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