Lo #smartphone ri-entra in classe

  • Alessia Chinellato

Avevano provato a bandirlo. Vietato portarlo con sé durante concorsi, esami e in classe. Non si può resistere al cambiamento travolgente che la tecnologia ci sta imponendo, la verità. Ecco così che – dopo il divieto del 2007 introdotto dal ministro Fioroni – i cellulari sono stati riabilitati.

Anzi, di più: le scuole saranno presto cablate, per rendere più agevole l’utilizzo del mezzo eterico. In fondo, questa, è l’unica strada percorribile: inutile isolare gli studenti dal digitale che utilizzano a piene mani, una volta usciti dalle aule.

D’altro canto se gli istituti più all’avanguardia hanno introdotto i tablet nella didattica -per garantire un approccio più tecnologico allo studio - non si possono interdire i telefonini. Ne andrebbe del nostro futuro.

È evidente l’abisso che separa i bambini di oggi, nativi digitali, dalle generazioni precedenti. Strabiliante la loro capacità di interagire con gli schermi touch quando ancora non parlano. Le reazioni all’iniziativa del sottosegretario Faraone – pubblicate, manco a dirlo, su Facebook - sono state moltissime e bipartisan: c’è chi plaude al progetto – al passo con i tempi - e chi parla di proposta estemporanea che finirà per distrarre i ragazzi dallo studio.

La verità, al solito, sta nel mezzo. Non si può prescindere dall’uso dei mezzi informatici anche nello studio, con un approccio nuovo, evitando di demonizzarli, ma utilizzandoli con parsimonia.  Indispensabile e centrale il ruolo degli educatori, ma anche dei genitori. Perché Internet non è Infernet.

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