Facimm’ e pazz, salviamo Napoli

  • Stefania Divertito

Mentre stavo guardando Gomorra, l’altra sera, pensavo che tutto sommato mi stavo abbastanza annoiando. È sempre più una guerra di bande, i personaggi non mi fanno affezionare alle loro vicende. Ragionavo sul senso estetico di una puntata che non aveva l’afflato di altre serie crime italiane tipo Romanzo criminale.

Distratta, ho aggiornato Facebook, e la realtà è entrata come un pugno in faccia nella mia serata da napoletana emigrante ma con un piede sempre e per sempre nella mia città.

Ciro Colonna, 19 anni, colpito e ucciso dai sicari a Ponticelli, Napoli est. Casa mia. Quel quartiere è casa mia. Ci vivono i miei amici, conosco i nomi delle strade, anche quelli storpiati e rinominati dalla toponomastica del vissuto quotidiano. Ciro è stato ammazzato perché si trovava sul marciapiede sbagliato al momento sbagliato.

Quante volte ci sono passata anche io su quel marciapiede. O mia sorella, che testardamente ha deciso di costituire proprio a Napoli est una cooperativa per la promozione editoriale e la comunicazione. Si chiama Sepofà. Ammiro il suo coraggio.

Ciro è stato ucciso mentre nella puntata di Gomorra accadeva una cosa simile: si narrava di un innocente ammazzato, episodio ispirato alla morte di Lino Romano, trucidato a Marianella per uno scambio di persona qualche anno fa. Lui si trovava nel palazzo sbagliato al momento sbagliato.

E allora per noi di Napoli est, per noi di Napoli, il destino gioca sulle coincidenze fatali e mentre cammini per strada devi sperare che quei due in motorino non stiano puntando a qualcuno che attraversa la strada mentre lo fai tu. Ti svegli, vai a lavorare, in palestra, ti vedi con gli amici con quel fatalismo che il dna ha ficcato fortunatamente nel tuo sangue.

Però basta. Ma basta davvero. Non serve più l’esercito. Napoli non è sicura. Non lo sarà mai. Finchè speriamo in un intervento dall’alto, finché non ci appropriamo del territorio con la violenza della nostra presenza.

Proprio come il 18 gennaio abbiamo fatto a Napoli est, convocando i cittadini per parlare di inquinamento e morte. La gente è venuta, ha partecipato e ora dobbiamo continuare a occupare il territorio con la forza delle idee. O come hanno fatto gli amici dell’ex Opg occupato “Je so pazz”. Domenica hanno saputo della compravendita di voti in tempo reale grazie ai social. E sono usciti in strada, a presidiare i seggi. Farsi vedere, a braccia incrociate, e sguardo vigile. Diventiamo pazzi, occupiamo la città.

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