Roma, un voto ai... Raggi X

  • IL COMMENTO DI GIAMPAOLO ROIDI

 

Possono tre milioni di romani affidare le sorti della capitale d’Italia, città di grandi bellezze ed eterne rovine, ad un’avvocata di 37 anni, la cui unica esperienza politica sono 30 mesi da consigliera comunale e della quale ancora non si conoscono nemmeno i nomi di assessori e collaboratori? Tra due settimane potrà Roma, non Parma, non Livorno, Roma, voltare definitivamente le spalle a Matteo Renzi e al suo partito che, è vero, ha governato male la città negli ultimi due anni e mezzo, ma è pur sempre un partito storico, figlio di solide e gloriose tradizioni politiche? Può Roma Capitale consegnarsi mani e piedi a una community di signor nessuno, votati sul web da chissà chi e catapultati a Palazzo dei Senatori senza arte né parte, almeno fino a prova contraria?  

L’esito del primo turno a Roma sta facendo il giro del mondo. Per Milano, Torino, Napoli le analisi possono proseguire su binari politologici classici, consentendo a noi tutti livelli ordinari di sorpresa sulla tenuta o meno di nuove e vecchie alleanze. A Roma, no. Qui è successo qualcosa di previsto forse solo per scaramanzia nel confronto dei modelli statistici. È accaduto sul serio quello che tanti ipotizzavano senza crederci fino in fondo: il centro destra che si spacca e rende impotente un grande potenziale elettorale, il Pd che non riesce a far dimenticare del tutto Marino e la sua cacciata per volere del capo, il Movimento di Grillo che si ritrova d’un tratto opzione unica e nuova per esprimere un “non ci sto, sono tutti uguali, stavolta basta, non li voto, costi quel che costi”. 

Roma che di fronte al degrado, ai servizi sfasciati, alle inchieste su corruzione e mafia, questa Roma, una sua ampia parte, che vota convintamente di pancia per una grande incognita è un fatto politico senza precedenti, che segna una svolta nella storia di questa città. Positiva o negativa, giudicate voi. Virginia Raggi fino al 23 febbraio scorso per i più non “esisteva”, non ha esperienza, né competenza, sempre fino a prova contraria. Eccolo il suo manifesto politico temporaneamente vincente. Giudicato dal 35% di chi è andato a votare un’ultima speranza, prima ancora che un ripudio per uomini e partiti, un pregiudizio di sfiducia per una classe politica esperta, collaudata e per questo per forza arrogante e inciuciona. Non so se l’avvocata vincerà le elezioni, né se sarà o sarebbe un sindaco onesto e capace. So che 450 mila romani hanno invocato l’onere della prova, votando una perfetta sconosciuta piuttosto che candidati noti e – sembrerebbe di capire - solo per questo inattendibili.

GIAMPAOLO ROIDI

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