Se le nostre imprese sono taglieggiate

  • Massimo Blasoni

 Nonostante i plateali e reiterati annunci del premier Renzi, in questi ultimi due anni la Pubblica amministrazione si è ben guardata dal ridurre i lunghissimi tempi di pagamento di beni e servizi, mantenendo sostanzialmente invariato lo stock di debito commerciale contratto nei confronti delle imprese fornitrici. Sulla base delle ultime stime elaborate dal nostro Centro studi, lo scorso 31 dicembre questo ammontava ancora a 61,1 miliardi di euro (in leggero calo rispetto ai 67,1 miliardi del 2014). Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che i debiti commerciali si rigenerano continuamente. Pertanto liquidare (e solo in parte) quelli pregressi di per sé non significa ridurre il loro stock complessivo: questo può avvenire soltanto qualora i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione.

Ne consegue che lo scorso anno il ritardo nei pagamenti accumulato dalla Pa è costato alle nostre imprese la cifra astronomica di 5,4 miliardi (in leggero calo rispetto ai 6,1 miliardi del 2014). Questa stima è stata effettuata prendendo come riferimento l’ammontare complessivo dei debiti della nostra Pa, l’andamento della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi (così come certificato da Eurostat) e il costo medio del capitale (pari all'8,84% su base annua) che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti.
Se poi alziamo lo sguardo oltreconfine ci accorgiamo sconsolati che tale fenomeno non è in alcun modo paragonabile a quanto avviene nel resto d'Europa. Elaborando i dati dell'European Payment Report di Intrum Justitia scopriamo infatti che lo Stato italiano impiega in media 131 giorni per pagare i propri fornitori: 16 giorni più della Grecia, 33 giorni più della Spagna, 55 giorni più del Portogallo, 73 giorni più della Francia, 91 giorni più dell'Irlanda, 101 giorni più del Regno Unito e addirittura 116 giorni più della Germania. Le nostre imprese continuano a essere taglieggiate dallo Stato: caricate di tasse e balzelli, colpite alla prima inadempienza da inesorabili ganasce fiscali e al tempo stesso ignorate quando questo deve far fronte ai suoi obblighi contrattuali. In queste condizioni, quale ripresa economica possiamo attenderci?

MASSIMO BLASONI
Imprenditore e presidente del Centro studi ImpresaLavoro 

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