Magico Trump inarrestabile, ma...

  • Maurizio Zuccari

L'OPINIONE Magico Trump. Se la ride dall’alto dei suoi 1.239 candidati certi, nessuno ad acchiapparlo di spalle e una strada tutta in discesa fino alla convention repubblicana di luglio. Neppure le forche losangeline possono fargli paura: la California – da sempre crocevia del voto Usa – può fargli pollice verso in massa alle primarie del prossimo 7 giugno, e non lo scalfirebbe. Un esito impensabile, uno shock per buona parte dell’establishment del Gop – l’Old great party, come amano dirsi i repubblicani – e degli avversari d’ogni sorta, costretti a buttare giù l’amaro pillolone di Trump in boria e parrucchino candidato non più virtuale alla presidenza. Oppure fermarlo con mezzi più o meno leciti prima – ma anche dopo – che arrivi davvero a cambiare l’aria nelle stanze del potere a Washington Dc. Neanche la pietra d’inciampo dei 50 milioni d’evasione fiscale – robetta, per l’arcimiliardario newyorchese che fattura con la sua multinazionale oltre 10 miliardi di dollari, la metà utili netti – ha inciso su un elettorato disposto a dargli carta bianca per la Casa bianca. Sull’altro fronte, la strada è pure in discesa per donna Clinton, che alle primarie californiane si aggiudicherà la posta ma sul groppone le resta Sanders, può ostico del previsto. Bernie il rosso esce battuto ma non sconfitto.

Ostacolo sormontabile sulla strada della ex first lady, ha fatto sì che parole cadute in disuso nel vocabolario Usa come rivoluzione e sinistra siano tornate in auge. E già è una vittoria. Può anche darsi che per lui arrivi una bella vicepresidenza alla fine dei giochi, se saprà tenere lingua e idee a freno. Neppure lo sciocchezzaio di mail inviate dalla segreteria di stato – perle tipo: spianeremo le reni all’Iran per conto d’Israele – impediranno alla new first lady di entrare nell’ufficio ovale del Campidoglio, spinta dalle lobby – militare ed ebraica in primis – che contano. Magico Trump. Ha fatto repulisti del bushame che dominava il Gop da un ventennio, sbanca nei profondi States come nella Grande Mela dove svetta la sua Trump tower, ma i sondaggi lo danno indietro in ogni etnia e ceto sociale. È contro le guerre – infatti dalla lobby degli armieri non becca un dollaro – e non vuol farsi nemici i cinesi e Putin (business is business) ma resta un pericolo per la pace mondiale e la stessa America. L’altra, invece, è un’icona del progresso, specie tra neri, latinos e democratici d’ogni colore. Se Trump saprà far uscire dal suo cilindro qualcosa per fargli cambiare idea, sarà davvero magico.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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