Il diritto dei buonisti

  • Maurizio Guandalini

Rubare per fame non è reato. L’ha deciso la Cassazione che ha annullato una sentenza, di 6 mesi di carcere, contro un senzatetto che non aveva pagato 4 euro. Il valore di un wurstel e un pezzo di formaggio. In un paese dove i corrotti e gli evasori non stanno in gattabuia ci può stare che una persona non è condannato per fame. E infatti, la maggioranza dei buonisti, anche un po’ snob (quelli che si salvano la coscienza facendo l’elemosina nei barattoli per strada), gridano la riscossa, suonando al principio sacrosanto, addirittura, scorgono, in questa sentenza, l’anticamera del reddito di cittadinanza. Un equilibrio sopra la follia. Vuol dire non capire in che Paese viviamo. Sentenze come queste generano solo confusione. Giocare «con l’imprescindibile esigenza di alimentarsi» apre un varco elastico ad altre imprescindibili esigenze, attualmente in corso, come  l’imprescindibile esigenza di avere una casa, e infatti c’è un elenco di case di proprietà occupate abusivamente: nel senso che il proprietario si è allontanato un attimo e rientrando a casa si è trovato le stanze prese, manu militari, da  sconosciuti con prole e per questo, gli occupanti, non si possono sloggiare. E’ uno stato di diritto questo? Per far fronte ad una necessità di abitazione ci sono le case popolari e se hai fame, prima del “diritto” a rubare, il consiglio è recarsi a una mensa comunale, o della Caritas, o a quei servizi che riciclano il cibo.
 

“Rubare per fame non è reato”: una sentenza che genera solo confusione

Già la confusione sotto il sole del diritto è tanta che ripararsi dietro alle sentenze compassionevoli è troppo. La fame è una brutta bestia. E’ vero che ci sono delle colpe, le nostre, di chi  vive nell’abbondanza rispetto a chi vive di espedienti. Ma, allora, espiamo la colpa dando il via alle danze? I nostri magistrati (dalle alte sfere in giù) devono darsi dei limiti e capire gli effetti del loro agire, ormai su tutto (e anche questo andrebbe limitato). Noi dovremmo infarcirci meno di retorica e ipocrisia un tanto all’etto, utile solo a ricercare una facile salvezza dei cieli. A chi ha fame va dato da mangiare, senza scorciatoie, indicando, come abbiamo ricordato prima, le tante missioni caritatevoli  e, comunque, piuttosto che dare una elemosina, meglio pagare, seduta stante, una colazione o un pranzo. Il resto lo lasciamo alla giustizia, che se la canta e se la suona,  vittima consapevole di qualche problemino serio se, da un lato, infligge sei mesi  di pena a un povero cristo per 4 euro di furto e impiega – spreco di denaro pubblico e tempo – 3 gradi di giudizio per sentenziare, a sé stessa, l’errore.

 

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

 

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