Compiti a casa La scuola esagera

  • Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Fa la terza media. Esce di casa alle sette e mezza con una cartella che pesa sette chili. L’ho invitata ad alleggerire, togliendo qualche libro, ma niente: i prof dicono che bisogna portarli. Allora mi convinco anch'io, e immagino il sano rimbalzo della lezione, tra lavagna, spiegazione orale, libro aperto sul banco. Quindi il rapido ripasso a casa, che basterà per mettere tutto al sicuro in qualche angolino della memoria. Ritorna a casa passate le due, non toglie nemmeno le scarpe e sbrana quello che c'è. Le chiedo com'è andata, e dopo il Tuttobene di rito aggiunge che deve “fare una marea di compiti”. Ma come, ti sei portata il bagaglio di un alpino a scuola per cosa? Apre il diario sul tavolo. Elenca le materie, gli esercizi, lo studiare da pagina a pagina. «In classe la prof ha spiegato qualcosina, ma Pà, quando parla a me viene sonno».  

Un recente studio dell'Ocse diceva che la media mondiale dei compiti a casa è di cinque ore a settimana. In Italia sono nove. Ma non per questo svettiamo, anzi. È solo che i nostri insegnanti hanno l’incubo del programma. Devono dimostrare che hanno almeno transitato da tutti gli argomenti previsti e la maggior parte di loro ripete le stesse cose da decenni. Comunque, mia figlia fa i compiti, e verso sera può finalmente dedicarsi ad una nuova applicazione che ha scaricato sul suo smartphone, una programma di montaggio video. La sento muoversi per la casa, chiudere porte, aprire cassetti, fare salti. Prima di cena me li fa vedere, eccitata, ed io resto stupito. Meticolosi e creativi. Poi cambia umore: mestamente mi chiede se la interrogo in geografia, che domani ha la verifica. Apro il libro. Coltivazioni di cereali, allevamenti di bovini e industrie tessili. Ovunque.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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